Tre volti

Ennesimo film clandestino di Panahi sull'Iran. Stavolta girato in un suv

0

Tre volti
di Jafar Panahi
con Behnaz Jafari, Jafar Panahi, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei, Narges Delaram
Voto: clandestino

Una ragazza lancia un grido di dolore dal cellulare: piuttosto che vivere senza poter fare l’attrice, si getta in un burrone. Vero o falso? Si è gettata o il video è un piccolo capolavoro di montaggio ambiguo col cellulare? Difficile capire. Siamo in Iran. Controllare nei luoghi remoti da dove è arrivato il video è impossibile. Bisognerebbe andare sul posto. La destinataria del video è Jafari Behnaz, un’attrice famosa. Abbandona il set inseguita dalle telefonate dei collaboratori infuriati e chiede aiuto al regista Panahi, che ora per vivere (è senza passaporto e ha il divieto di fare film) porta in giro la gente con un suv. Panahi è ineffabile: è ancora nell’illegalità e gira l’ennesimo film sulla sua illegalità. Se Taxi Teheran l’aveva ricavato dal suo lavoro di tassista di città, questo Three Faces lo tira fuori dal suo nuovo lavoro di guidatore di suv, con cui può arrivare in luoghi più impervii. Panahi e l’attrice vanno dunque verso il villaggio della ragazza, tra le montagne, in posti dove si avanza annunciando il proprio arrivo perché le strade sembrano fatte solo per uomini e animali. Ed è un bel salto all’indietro nell’Iran dei villaggi: il tempo rallenta, la ragazza ha un fratello iracondo  e conservatore che la vorrebbe morta piuttosto che attrice (per via della perdita dell’onore), una madre che cerca di aiutarla e i due cittadini devono confrontarsi con la realtà contadina dove ogni straniero che arriva dalle città viene scambiato per un potente emissario del governo, a cui chiedere per favore di migliorare le cose, ma dove- anche se la ritengono una carriera disonorante- alle attrici famose si riservano grandi e sinceri plausi. Forse più che da noi. E poi proprio lì si è ritirata un’artista. In grande economia Panahi parte con una storia di capricci e affonda il dito nella piaga politico/economica del paese mentre rivendica il bisogno di creatività. E intanto, in realtà racconta se stesso che guida e illegalmente dirige, con aria tra il depresso e il sereno. Cinema-verità girato con macchine celate nel cruscotto o cinema molto costruito per sembrare povero e fatto al volo? Non è importante. Intanto Panahi gira.

CONDIVIDI
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here