Marco Mengoni: Atlantico è l’album della maturità

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Mengoni

Riparte da una stazione (quella di Milano Centrale, con uno show case in piena notte) il “viaggio” di Marco Mengoni, che condensa in Atlantico, il nuovo disco in uscita oggi, i suoi “viaggi”, fisici e mentali, che nell’ultimo periodo l’hanno tenuto lontano dalle luci della ribalta.
Il nuovo lavoro abbraccia la ricerca, c’è voglia di contaminazione, e si lascia così contagiare da diverse culture e influenze, aprendosi a importanti collaborazioni, che permettono al cantante di Ronciglione di tracciare i confini dell’album della “maturità”.
Atlantico, come il nome dell’Oceano che il Mengoni si è ritrovato a sorvolare negli ultimi due anni, prende quindi forma tra le confortanti mura delle Officine Meccaniche del maestro Mauro Pagani, lasciando però anche spazio alle incursioni di Takagi & Ketra, Rudimental, ed El Guincho, a cui si affidano le sonorità di alcuni brani.
È quindi un album di condivisione, come dice lo stesso Mengoni, che racchiude nell’ulteriore lavoro di Christian Rigano e dei suoi tre musicisti “storici”, le sue fattezze finali.
I diversi autori (spicca la delicata ed efficace penna di Fabio Ilacqua citato e ringraziato più volte da Mengoni), riproducono il lungo viaggio di Marco, che spazia da Cuba a New York, e che scopre e abbatte confini, li raggiunge e infine li supera.
Mengoni, ora più adulto e consapevole, si lascia andare anche a sorprendenti duetti.  Lo ritroviamo così nel perfetto feeling con Tom Walker in Hola (I say) (singolo in rotazione da oggi), e ancora con Vanessa Mara e i Selton in Amalia, e nel prezioso cameo di Adriano Celentano con La casa azul (omaggio a Frida Kahlo).
Altro omaggio del disco è racchiuso in Muhammad Alì (scritto con Maiello, Simonetta e Romitelli), in cui l’artista esorcizza il suo sentirsi debole e tendente alla paura, affidandosi di fatto proprio alla figura di colui che si è dimostrato “invincibile”, sia sul ring che nella vita.
Insomma, è un disco importante questo, accompagnato da un progetto altrettanto importante, che si dipana in una serie di iniziative, racchiuse nei luoghi dell’Atlantico Fest, che prevede come tappa “obbligatoria” il percorso al quinto piano della Torre Velasca, in cui ogni stanza racchiude una diversa espressione artistica, collegata a una delle canzoni dell’album stesso (qui sotto una fotogallery su quel percorso).

La collaborazione con il National Geographic sfocia invece nella mostra fotografica di Mindy Baker, che ha il chiaro scopo di sensibilizzare sull’inquinamento che invade l’oceano.
All’album farà seguito il tour, con diverse date italiane (che hanno già triplicato in alcune città), anticipate da cinque showcase all’estero (il disco è già uscito anche in spagnolo).
Segno ulteriore e tangibile dell’internazionalità del disco e dell’artista stesso, che solo dieci anni fa muoveva i suoi primi e timidi passi tra le fila dei cantautori nostrani e che oggi si ritrova ad essere uno dei pochi cantanti italiani a pubblicare oltre i confini.
È diventato “grande” Marco (e non solo anagraficamente, prossimo ai trent’anni), ma non ha certo perso la capacità innata di emozionarsi, soprattutto di fronte a un progetto a cui tiene particolarmente. E quindi piange e si commuove nel raccontarlo, mostrandosi ancora una volta vulnerabile e autentico. E forse è proprio lì, in quel suo essere così autentico e vero, che sta la sua forza.

Mengoni
@Carolina Amoretti
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Campana verace, trascorre gli anni degli studi tra Salerno, Milano e Roma. Appassionata da sempre di scrittura e musica, matura negli anni diverse esperienze nel campo dell’informazione e spettacolo, ricoprendo il ruolo di giornalista, blogger e ufficio stampa per siti di musica, quotidiani, e associazioni culturali.

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