Sanremo giovani, Cordio: «Nella vita voglio fare il musicista»

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Pierfrancesco Cordio durante l'apertura del concerto di Ermal Meta a Molfetta © Maddalena Di Corato

Giovane cantautore catanese trapiantato a Milano, Pierfrancesco Cordio, o semplicemente Cordio per i suoi fan (che crescono di giorno in giorno in maniera esponenziale), è uno dei ventiquattro giovani che si sfideranno sul palco del Teatro del Casinò di Sanremo e che si contenderanno i posti per accedere al 69° Festival della canzone italiana in programma a febbraio. Da due anni apre i concerti di Ermal Meta nei suoi lunghissimi tour estivi in giro per l’Italia e lo definisce un po’ il suo “fratello maggiore”. Di sicuro con lui condivide la passione per la musica e il talento per la composizione dei brani. Il pezzo con cui si presenterà a Sanremo si intitola La nostra vita (clicca qui per ascoltarlo), un testo che tenta di ricordare quanto il nostro tempo sulla Terra sia in qualche modo limitato e che per questo è importante dare valore al presente.

Quando e come ti sei avvicinato alla musica?
Da piccolino. Alla musica in generale, sono stato vicino da sempre perché a casa mamma ha sempre comprato i dischi e quindi ero diciamo un ascoltatore passivo. Ho iniziato a studiare dopo che mia madre, tornando a casa da lavoro, mi ha trovato che giocavo a fare la rockstar con una racchetta da tennis di mio padre. Da lì mi ha fatto studiare prima la chitarra e poi il pianoforte, anche contro la mia volontà.

“La nostra vita è un aereo veloce che passa/ ci offre un passaggio e poi se ne va/ e non ci pensare mai all’atterraggio/ goditi il viaggio intanto che va”. Tu il tuo viaggio te lo stai godendo?
Diciamo che quel goditi il viaggio lo dico un po’ a me stesso. Perché a volte soffermarsi tanto a pensare e a chiedersi qual è il senso delle cose non è d’aiuto nell’affrontare le giornate perché magari non si trovano delle risposte soddisfacenti. Non lo dico perché ho imparato a farlo, anzi me lo ripeto come promemoria. Credo che il succo del discorso sia non lasciarsi passare la vita davanti, viverla senza pensare a quando bisognerò tirare le conclusioni.

Cosa ci racconta di te questa canzone?
Di me si evince il lato molto riflessivo. Una cosa che ho imparato da Ermal è osservare la realtà e farsi tante domande. Il pezzo è nato, nella sua prima stesura, in poco più di mezz’ora guardando la strada di casa mia e chiedendomi quanto “la strada” si fosse accorta del cambiamento che c’è stato.

È la seconda volta che provi ad accedere a Sanremo: cosa significa avercela fatta?
Non lo so. In me non cambia nulla. È come quando prendi 30 e lode ad un esame, non è che dopo smetti di studiare. Certo sei soddisfatto, ma dal giorno dopo ricominci di nuovo a fare quello che facevi prima. Non è assolutamente un punto di arrivo, anzi. È ovviamente una bella vetrina, ma il mio lavoro di cantautore e musicista continuerà.

Hai pensato che potresti trovarti a competere con grandi nomi della musica italiana se dovessi passare il turno?
Non ci sto pensando sinceramente. Perché voglio affrontare quest’esperienza senza crearmi troppe aspettative. Non riesco a pensare alla musica come una competizione: certo, mi sto preparando perché voglio interpretare la canzone al meglio e fare bella figura ma voglio più che altro godermi il momento. Al resto ci penserò dopo.

Dei pezzi dei tuoi colleghi, in gara ed esclusi, quali ti hanno colpito?
Ce ne sono diversi molto belli. Mi piace tanto Magari di Andrea Vigentini, che penso sia il pezzo più radiofonico di quest’anno, e poi Gioventù bruciata di Mahmood che ha un testo davvero bellissimo.

Come spiegheresti l’emozione di vedere finalmente pubblicata una tua canzone?
È difficile. È un’emozione per cui mi sono preparato a lungo, è stata silenziosa, non so come altro descriverla. È come quando costruisci un palazzo: ci metti del tempo e quando ti trovi davanti al lavoro compiuto sei soddisfatto ma conosci anche tutto il lavoro che c’è dietro. Sono contento, questo è fuor di dubbio.

Il mondo della musica è pieno di falsi miti e stereotipi. Come non vorresti diventare?
Non mi interessa affermare me stesso, diventare idolatrabile. Voglio una vita normale: avere una famiglia, una moglie, scrivere la mia musica come l’artigiano sotto casa mia che fa le borse da quarant’anni. Continuare la mia ricerca, scrivere cose che rispettano la mia idea di bellezza. Non voglio diventare uno affamato di fama.

Ermal nella tua vita ha avuto un ruolo importante. Che tipo di rapporto avete?
Più che importante io direi che è stato fondamentale. Lui è un po’ il mio fratello maggiore. Mi confronto con lui su qualunque cosa, il nostro è un rapporto autentico, fatto di affetto e bene. È molto semplice. Il lavoro è una conseguenza di questo: anche in studio abbiamo un rapporto diretto e sincero.

Quanto conta secondo te la gavetta nella vita di un artista anche magari per non sentirsi mai “arrivati”?
È come per un professore universitario la laurea: è imprescindibile. È l’unico modo di fare questo lavoro. Io ho iniziato a 13 anni a scrivere canzoni, a 15 ho formato un gruppo con cui ho fatto audizioni, piccoli concerti, in cui magari c’erano degli inconvenienti. Questo aiuta molto. Anche i due anni di opening per Ermal sono stati molto formativi: sia perché ho lavorato con gente altamente qualificata, ma anche perché salivo su palchi importanti senza sentir gravare su di me la riuscita dello spettacolo. Ovvio, senti la responsabilità di essere su quel palco, vuoi apparire al meglio anche per ripagare la fiducia di chi ti ci ha portato lì, ma non dipende tutto da te.

Cosa ascolti quando non suoni?
In generale la musica italiana. Se devo fare qualche nome dico Tenco, amo molto i cantautori, soprattutto la scuola romana. Mi è piaciuto un sacco l’ultimo disco di Riccardo Sinigaglia, ascolto anche Motta e Calcutta. Ascolto tanta musica.

Qual è il tuo prossimo obiettivo?
Finire il disco, che quasi sicuramente uscirà nel 2019 e portare la mia musica in tour, magari nei club, dove si respira un’aria molto intima.

 

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21 anni e una grande passione per la musica, in particolare per quella italiana. Scrivere è sempre stata una necessità fin da piccolissima, così dopo la maturità scientifica ha scelto di proseguire gli studi nell'ambito della comunicazione, per coltivare il sogno di diventare giornalista. Oltre alla musica ama lo sport, il cinema e i viaggi.

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