Sanremo visto da fuori

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Ieri sera come molti italiani all’estero, con un po’ di difficoltà, sono riuscito a collegarmi a Rai 1 attraverso un sito internet per godermi il programma più nazional popolare del nostro paese. Qualità della visione pessima (la finestra per lo schermo era più piccolo di una cartolina) ma l’audio era buono.

Premetto che non sono uno spettatore da puzza-sotto-il-naso. Sanremo è Sanremo e va bene così. Apprezzo gli artisti che ci salgono anche se, come tutti, ho i miei gusti e le canzoni a volte mi piacciono, a volte no. Ieri sera ho apprezzato Nek per esempio.

Quello di cui voglio scrivere ora è lo spettacolo che abbiamo offerto a chi ci vede da fuori, ai non italiani.

Mi riferisco ai due super ospiti Albano e Romina che hanno riportato indietro le lancette della canzone italiana di almeno 40 anni. Al netto del dramma familiare, una qualità pessima, il solito bel canto supervibrato anni sessanta.

Molti non si rendono conto che la canzone italiana all’estero sta ancora scontando un pesante tributo allo stile e alle canzoni dei vari dinosauri della canzone italiana e che i riferimenti di moltissime persone (anche giovani) spesso non vanno oltre Umberto Tozzi e Albano e Romina. Ecco. Ci siamo anche stufati di questo e sarebbe l’ora di girare pagina. Abbiamo di meglio da offrire.

Mi viene in mente quel pezzo de La meglio gioventù dove il professore diceva: “Qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri… dia retta a me, se ne vada via”.

Grazie. L’ho già fatto.

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