Quello di cui vorrei parlare oggi è un “non luogo” ovvero uno di quei posti anonimi presenti ormai ovunque (aeroporti, ipermercati, catene alberghiere, multisale etc), caratterizzati dalla stessa atmosfera e dallo stesso stile, altamente spersonalizzanti e con un alto tasso di individualismo solitario.
I nuovi “non luoghi”, che si aggiungono a quelli già citati, sono i bar con la presenza di slot machine.
Tradizionalmente un bar non è un “non luogo”, anzi è un posto estremamente aggregante. In alcuni casi l’aggregazione non fa distinzione di età, si pensi ai pub inglesi dove si possono trovare indifferentemente studenti, lavoratori, disoccupati, pensionati, uomini o donne che siano. In altri è un luogo dove si ascolta musica, o dove darsi appuntamento per fare colazione prima di andare in ufficio. Ci sono bar dove si servono solo succhi di frutta, o solo birra, o solo assenzio, specializzati in cocktail, moderni, antichi, per giovani, osterie dove si beve un bicchiere di vino e si gioca a briscola, di tendenza o storici: inesorabilmente, attirano, intorno a un bicchiere, gruppi di persone che hanno come obiettivo il relax, magari dopo una giornata impegnativa.
Anche questi luoghi, diventano “non luoghi” con l’introduzione delle slot machine. Immediatamente il pubblico si trasforma e, chi li frequenta, perde il senso di comunità che un bar solitamente porta con se, e trasforma i rapporti interpersonali in un rapporto uno-a-uno: l’uomo contro la macchinetta mangiasoldi.
Spesso sono pensionati (sia uomini che donne) che si illudono di arrotondare l’assegno mensile, troppe volte disoccupati che sperano in una seconda chance affidandosi alla fortuna. E ci sarà un motivo per cui alcuni gruppi si siano impegnati per tenere le malefiche macchinette ad una distanza ragguardevole dalle scuole…
Ma il problema non è la distanza, è la mentalità ed è paradossale che lo Stato, che rilascia le licenze guadagnando cifre considerevoli, abbia deciso di includere nel servizio sanitario nazionale le cure per la dipendenza da gioco. Non basterebbe abolire il gioco?
Non voglio entrare in considerazioni sull’infiltrazione criminale in questo gigantesco business, ma semplicemente sottolineare come un semplice oggetto, distributore di fortune illusorie, possa trasformare un luogo in un “non luogo”.
Dal 2013 è molto attivo il Collettivo Senza Slot che, partendo da Pavia (città con una slot machine ogni 110 abitanti) ha creato un sito (www.senzaslot.it) dove è possibile ottenere una mappa dei bar di tutta Italia dove le slot machine non sono presenti. Ed è anche possibile segnalare i bar che hanno fatto dell’abolizione delle macchinette una virtù.
La scusa dei bar che installano le slot machine è quella che se non lo fanno, i clienti andranno nel locale a fianco. Ma si può considerare cliente una persona che entra nel tuo locale con l’unico scopo di affrontare la giornata con una manciata di monete in tasca (che a volte, giorno per giorno, diventa un intero stipendio o una pensione), consumando una birra di prima mattina o, al massimo, un paio di caffè?
Non è invece meglio risparmiare a tutti gli altri clienti il rumore assordante delle macchinette e la triste e malinconica visione di una quotidiana frustrazione, e riportare il proprio locale ad essere un luogo, invece di un “non luogo”?
L’IDEA DA PORTARE A CASA: PIATTO VUOTO
Spesso è solo questo ciò che rimane, dopo essersi giocati tutto… per niente










































