“But if you just put your hand in mine … We’re gonna lay all our troubles behind … Gonna walk and don’t look back … We’re gonna walk and don’t look back” … Nello studio televisivo, il rasta corre sul suo monociclo e non scende fino a quando la bionda non si allontana. “O io o lei, lo sento che è nella sua settimana e non posso stare nello stesso luogo”.
Lei era nota, anche tra i politici italiani, con il nome di Cicciolina. Lui era noto anche tra i fan dei Rolling Stones con il nome di Peter Tosh. Mick Jagger me lo presentò nel duetto “(Gonna walk and) Don’t Look Back”, reggae rockeggiante e leggerino ma di buona fattura.
Una sera, di ritorno da un concerto a Brescia, mai avvenuto a causa della pioggia, ci fermammo in un ristorante lungo la strada che ci riportava a Milano. Forse l’unico ristorante pronto a rispettare con decisione tutte le regole sanitarie adeguate ad un locale pubblico. Il problema nasceva dal fatto che Peter Tosh esigeva la presenza del suo cuoco personale in cucina, il quale, ovviamente, non aveva la necessaria abilitazione. Il suo cuoco avrebbe dovuto dettare le regole dell’alimentazione seguita dall’artista e, probabilmente, evitare che avvelenassero il cibo, vera e non presunta paranoia vissuta dal musicista giamaicano, che faceva assaggiare qualsiasi bevanda alla sua body guard, prima di consumarla lui stesso. Per fortuna, pur facendo notte, raggiungemmo un accordo e riuscimmo a cenare.
Non vale la pena raccontare il livello di tossicità che si raggiungeva all’interno della vettura durante gli spostamenti. Essendo all’inizio della stagione fredda, era indispensabile viaggiare con i vetri ben chiusi. L’aria all’esterno era limpida, tutta la nebbia provocata dalla verdura giamaicana era racchiusa nel veicolo, ci si vedeva a malapena e si respirava illegalmente.
Dei problemi affrontati durante le registrazioni televisive, ho accennato inizialmente. Tutto questo non deve far dedurre che fosse un personaggio antipatico, anzi, era molto cordiale e sorridente, solamente un po’ problematico. D’altronde essendo lui, come l’amico Bob Marley e gran parte dei giamaicani, discepolo dell’imperatore Ras Tafari, doveva seguire delle regole e le regole erano tante ed alcune molto particolari.
L’ultima volta che ho incontrato Peter Tosh, nel periodo in cui era al massimo della sua fama e del suo successo discografico, siamo usciti a cena, lui, io, la sua splendida compagna e suo figlio adolescente, entrambi arrivati da Amsterdam. La cena fu rilassante, piacevole ed informale. Alla fine, il piccolo ospite raccolse la pipa ricolma di ganja e chiese al papà se poteva accenderla lui. Peter Tosh, come tutti i padri tradizionali, lo guardò come si guarda un bimbo capriccioso, ma poi scelse che non valeva la pena farlo piangere e lo lasciò accendere la pipa. Cuore di padre…
Ci lasciammo con la promessa che sarei andato a trovarlo in Giamaica ma quando, poco tempo dopo, pensai di andarci, lui, il nostro bush doctor, non c’era più.
“But if you just put your hand in mine … We’re gonna lay all our troubles behind … Gonna walk and don’t look back … We’re gonna walk and don’t look back” …









































E’ raro trovare dei ricordi “italiani” su Peter Tosh. Su Marley c e tutto mentre sembra che nulla sia rimasto dei concerti nostrani di Tosh. Per cui mi ha fatto molto piacere questo articolo. Io colleziono e amo il reggae dal 1978. Il mio ultimo libro si intitola Marley on the road e parla dei concerti italiani di Bob http://www.amazon.it/Bob-Marley-road/dp/8862314140
mi piacerebbe approfondire la cosa su Peter Tosh mi puoi contattare su facebook