Interpeti vari
Voto 7
Diciamolo subito, pochi sono i musici che ricevono tributi non scaramanticamente postumi e quei pochi degni indubbiamente una traccia nell’enorme vinile che è la storia della musica lo han lasciato.
Accade quindi che sia la volta di uno degli artisti più sottovalutati, talvolta derisi, spesso incompresi, ovvero Ivan Cattaneo, sia finalmente protagonista di una celebrazione della sua arte, più alta che bassa, e che questa occasione, ci si augura, possa aiutare molti a scoprire o, anagraficamente più in là, riscoprire la sua straordinaria contemporaneità.
Vero è che nella memoria collettiva il nome di Ivan sia spesso solo affiancato ai suoi maggior successi commerciali ovvero quelle operine in cui destrutturava con spirito molto più punk di quanto non sembrasse, le canzoncine degli anni’60 rivestendole di lustrini elettropop ma il Cattaneo artista puro va invece ricercato nei primi lavori, quell’UOAEI che ai più sembrò mera provocazione, e parliamo del 1975, nei metalinguaggi di Primo, secondo, frutta (Ivan compreso) e nei sublimi calembour di Superivan. Il significato poi dell’impatto politico della figura di Cattaneo è stato comunque fondamentale, il dichiararsi dentro e fuori dal palco, la manifesta diversità nell’ipocrisia dilagante, sono stati fattori che senz’altro non gli hanno spianato la strada.
Il tributo consta di ben due cd, introdotti da Cattaneo medesimo con l’ironia di C’era una volta, per un totale di trenta canzoni declinate in maniera assolutamente rispettosa e contemporanea da altrettanti artisti più o meno noti, tra i quali, alla rinfusa si cita il Gianni Leone del Balletto di Bronzo che santifica Polisex, Montefiori Cocktail che tingono di lounge Tabù, lo “scarabocchio” bowieficato da Garbo e via ascoltando, il tutto senza alcun segno di caduta o delusione.
Attendo ora che si possano di nuovo rendere fruibili tutti i lavori dell’Ivan, il primo, il secondo e pure, come nelle vite di tutti, gli amari.







































