L’attesa. Estetica, estenuata

Una madre e una fidanzata in attesa di un'assenza

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L’attesa
di Piero Messina
con Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto.
Voto 6

L’attesa è caratterizzato da un estetismo estenuante: ogni immagine viene trasformata  in una bella immagine piuttosto ricercata (e compiaciuta). È un difetto? In sé no. Dipende. Se interrompe il ritmo sì. Ma il ritmo della storia forse cerca di colmare l’attesa con le immagini? È un sospetto. La storia, molto metaforica oltre che estetica, è quella di una ragazza francese che raggiunge la casa del fidanzato siciliano e ci trova  la madre di lui (francese) sconvolta dal recente lutto del fratello e sicuramente da altro che non ci dice, ma che tutti gli indizi ci portano ad intuire. Siamo in attesa di qualcosa o qualcuno che non arriverà più. Quel che ci turba  è che sia chiaro a noi e non alla ragazza. Questo anche se Messina mescola le carte e semina falsi indizi per portarci alla tesi per cui  siamo portati a credere a quello che vogliamo credere. Sacrosanto. Ma in un film dovremmo anche credere a quello che il film vuole farci credere, e allora qualche conto non torna nell’illusione e nella falsificazione. Tra le varie attese che l’opera prima dell’aiuto regista di Sorrentino mette in campo c’è anche l’uso metaforico di Waiting for a Miracle (in attesa di un miracolo) di Leonard Cohen, ballata (nel senso che viene proprio usata per ballare). Nell’attesa.

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