Mustang. La Turchia delle vergini suicide

Giovani puledre dalle lunghe criniere, ribelli, impossibili da addomesticare.

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Mustang
di Deniz Gamze Ergüven
con Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Elit Iscan, Tugba Sunguroglu, Ilayda Akdogan.
Voto 8

Che forza, che energia! Questo è un film drammatico, ma tale non si direbbe per la carica di vitalità che trasmette. Lale e le sue quattro sorelle, orfane di padre e madre, vivono con la nonna e lo zio in un villaggio turco a “1000 km da Istanbul”. La scuola è finita, l’estate colora l’aria di azzurro e tutto andrebbe per il meglio. Ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che può tramutare tutto in “merda” dice Lale. Una vicina invidiosa che racconta di averle viste giocare in acqua con un branco di maschi, la nonna spaventata da tanta adolescenziale irruente sensualità, lo zio repressivo, violento e pure molestatore. Le cinque ragazze vengono chiuse in casa: vietato comunicare con l’esterno, indosseranno castigati abiti grigi, una dopo l’altra saranno sottoposte a visita ginecologica per attestarne l’integrità ed eventualmente date in sposa a qualcuno secondo la tradizione. Lale, la più piccola, osserva ed è il suo sguardo attento e intelligente a guidarci tra le contraddizioni di un mondo che contiene in sé ancora leggi arcaiche e crudeli e germi di vita e libertà nuove. È lei a indignarsi, a escogitare vie di fuga, a capire che l’unica arma a disposizione per una donna è l’istruzione e la capacità di rompere quei vincoli affettivi che legano e condannano per sempre. Bravissima la giovane regista Deniz Gamze Erguven che al suo primo film sa rappresentare il corpo femminile nel misterioso istante in cui è ancora in bilico tra infanzia e adolescenza, tra gioco e sensualità, tra spensieratezza e presa di coscienza della propria unicità e del proprio destino. Fa venire in mente Picnic ad Hanging Rocks e Il giardino delle vergini suicide, pur con toni e ambientazioni del tutto diverse, per la rara sapienza con cui la cinepresa mette al centro dello schermo un gruppo di giovani donne. Che qui, come allora e come recita il titolo, sono delle “Mustang”, ovvero giovani puledre in branco, dalle lunghe criniere, ribelli e impossibili da addomesticare. E attenzione: sulla stampa femminile, che di molte cose si appropria, già si legge la seguente domanda “Sei una Mustang?”

 

P.S. Secondo i dati Unicef 2014 ogni anno i matrimoni precoci costringono 15 milioni di ragazze ad abbandonare la scuola, avere rapporti sessuali e diventare baby mamme. E lo scorso luglio il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato all’unanimità una risoluzione che riconosce i matrimoni precoci una violazione dei diritti umani.

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