Trixie on the cot, Nan Goldin (1979)

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Anche se anagraficamente impossibile, mi sembra di aver conosciuto Trixie a qualche rave o in qualche club marcio di inizio millennio… o forse è l’idealizzazione di qualcuno che avrei voluto incontrare. Così sexy pur non sembrando minimamente bella… stilosa pur essendo sfatta e sbavata… genuina pur avendo un atteggiamento quasi kabuki… elegante pur indossando un vestito da 50 cents comprato probabilmente in un negozio di seconda mano a Hell’s Kitchen… Con quel gesto di massaggiarsi i piedi mi sembra che non abbia voglia di smettere di ballare, nella speranza, un po’ tardo-adolescenziale, che la notte non finisca mai.

Dopo aver visto questa immagine ho immediatamente iniziato a fumare, come fosse un allenamento per imparare a tenere la sigaretta come fa lei tra quelle dita gialle di nicotina. E poi la super 8 buttata a terra, il giradischi sul termosifone, la gelatina rossa su quella lampada solitaria e le sole parole che compaiono nella foto: “Rock and Roll”, “Star” e “Colt”… poesia pura.

Non sono mai stato una persona religiosa, ma ho anch’io i miei profeti… fin da quando ho visto le foto di “The Ballad of Sexual Dependency” di Nan Goldin su D di Repubblica ho deciso di prendere in mano una macchina fotografica.

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