La corte. Ovvero, l’“ermellino” innamorato

Come funziona un processo francese se il presidente è in amore

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La corte
di Christian Vincent
con Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Miss Ming, Berenice Sand.
Voto 7

In originale L’Hermine, ovvero l’ermellino: nel film di Christian Vincent un presidente francese di Corte d’Assise (definirlo giudice può costare una incriminazione per oltraggio), uno che si chiama, guarda un po’, Racine (affidato al sempre bravo Fabbriche Luchini, bravissimo a recitare le opere di Racine…), stravolge le nostre idee processuali come a teatro: in Francia il presidente dirige la procedura come un regista e fa cantare e decantare le testimonianze. Il nostro presidente è raffreddato, oltre che che incazzoso, ma cerca di riacchiappare nella giuria una donna vista e amata a distanza (di quelle incontrate per via, come canta Brassens): così, un processo in apparenza già deciso per la sua brutale banalità, si riapre. Con una strana grazia, visto che il nostro Racine ha fama di carogna che commina pene mai inferiori alle due cifre. Un po’ apre anche il nostro cuore. Misteri del cinema francese.

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