Fiore. Una tenerezza dura

Vite allo sbando dall'inizio, in cerca di un po' di tenerezza

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Fiore
di Claudio Giovannesi
con Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Gessica Giulianelli
Voto 7-

La mamma non c’è, il padre (Mastandrea) è un ragazzo invecchiato e ancora fresco di carcere, Daphne (Scoccia) è una specie di piccola lupa che dorme nelle stazioni e ruba cellulari, ma un giorno punta il coltello al collo sbagliato e finisce in casa correzionale. Non lega e in apparenza fa la dura, ma in silenzio cerca il padre che un po’ si nega e un po’ non se la sente di portarla a casa: dovrà scontare ancora un anno tra giovani sbandate dai dialetti incomprensibili, spacciatrici, rapinatrici in erba, a imparare un po’ di disciplina, confezionare abiti per sfilate di moda paracarcerarie e a sognare carezze. Poi da cella a cella incrocia gli occhi di Josh (Algeri), anche lui rapinatore in erba, e nasce l’amore a distanza: sguardi, bigliettini, telefonate clandestine e sigarette scambiate nei modi dei prigionieri, fino a che durante una licenza Daphne scappa e raggiunge Josh e insieme vanno via, in fuga continua in un’Italia che sembra divisa tra guardie e ladri e migranti nel mezzo. I temi del film che all’inizio parte ruvido, antipatico, realistico, cronaca nera senza concessioni, sono la tenerezza e il pudore incastrati in caratteri come pietre. Già visto? Sì. Ma gli attori (esordienti) in questa vita in salita rubano comprensione. Mastandrea produttore sempre più fine.

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