Signori e signore, ladies and gentlemen: ecco a voi un grande musicista, Paolo Castelluccia. Chapeau! Durante l’estate, quando le novità discografiche sono rare come l’acqua nel regno di Belzebù, spulciando qua e là per il web, nelle pieghe di pagine e di siti spesso intasati da zavorre disturbanti si possono persino trovare dei gioielli preziosi. Rari perché firmati da personaggi che non sono star, non sono supernoti, non sono straricchi, ma possiedono in abbondanza quella dote che dovrebbe essere certificata prima di concedere il permesso di accedere alle sette note: il talento.

Castelluccia, con una carriera da gregario nei contesti più disparati (orchestre sinfoniche, band pop, ensemble world) e da protagonista tra la musica classica del teatro Piccolo di Trieste e l’Orchestra Regionale di Calabria e quella new age di grande qualità a firma Parish, propone agli appassionati di colonne sonore – e non solo – un fenomenale album: Epic Soundtracks.
Un piccolo capolavoro che non fa rimpiangere le sonorizzazioni di James Horner o Ramin Djawadi (quello de Il trono di spade) e che si può ascoltare gratuitamente all’indirizzo www.youtube.com/watch?v=WjvwUGVO7jM. Un viaggio dalla preistoria alla fantascienza, dalle corti medievali alle galassie inesplorate, attraversando battaglie, duelli, masse in movimento, incroci di mondi, magmi infuocati, eruzioni distruttive, voli radenti su panorami infiniti, sogni che si fanno incubi, sensazioni oltre i sensi, armate in movimento verso chissà quale sacro graal, sabati nei villaggi celtici e ancora e ancora.

di Adimono
Azione, sogno, memoria, onore, coraggio, vendetta, gloria, con voci di soprano, incroci di violini, corposità elettroniche, tra epos e poesia, rimandi alla scuola russa e respiri à la Vollenweider. Irresistibile e trascinante, Castellucia costruisce universi palpabili come il seno di una bella donna e altrettanto emozionanti. Non servono video, clip, giochi che li illustrino. Basta sedersi in poltrona e chiudere gli occhi: ognuno di noi con questa musica diventa il regista di un film infinito e coinvolgente. più epico del miglior Ridley Scott e immaginifico quanto il più fantasioso Alan Parker.







































