Black Metal. La potenza della musica estrema

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Mayhem

“Il black metal reintrodusse la terza minore e la terza maggiore nel metal estremo, cosa che il death metal fece pochissimo, perché si basava in gran parte sui power chords. I chitarristi black metal erano più interessati agli accordi di due note che però avessero un maggiore spettro melodico, e tendevano al enfatizzare di più le minori all’interno della tonalità dominante” (Kory Grow, giornalista di Rolling Stone)
Lo ammetto. Mi sono avvicinato al Black Metal circa sette anni fa per reazione al Festival di Sanremo. Ho cominciato ascoltando i gruppi più mainstream (si fa per dire) come i norvegesi Dimmu Borgir nella loro fase attuale o gli inglesi Cradle of Filth che suonano un Symphonic Black Metal a tratti melodico e, nel caso del gruppo di Dani Filth, contaminato col Gothic Metal. È evidente che non è questo il vero black metal. E non lo è, a mio avviso, nemmeno quello delle origini dei Venom (il loro secondo album ha fornito il nome al genere) o quello dei grandi gruppi ispiratori nati negli anni ottanta come i Bathory, i Mercyful Fate o gli Hellhammer, poi diventati Celtic Frost. Per me il vero black metal nasce nei primi anni novanta in Norvegia coi Mayhem, gli Immortal, i Darkthrone, i Burzum, i Satyricon, i Gorgoroth e gli Emperor. In questo movimento smaccatamente anti-cristiano, vicino al satanismo e al paganesimo, esplode tutta la furia dell’extreme-metal di stampo scandinavo.

La storia del black norvegese è affascinante e pericolosa. Disseminata di suicidi, morti ammazzati e chiese incendiate. La musica però è quanto di più interessante e potente sia mai stato suonato in ambito rock nel ventesimo secolo. Basta andare a un concerto per rendersene conto.

Rientrano nel movimento anche gruppi come gli Enslaved, la cui musica contiene elementi di viking metal e progressive metal, i Carpathian Forest, a tratti con reminiscenze di symphonic black metal, gli In The Woods, con una forte presenza di avangarde-metal e di progressive e gli Ulver. Questi ultimi sono un caso a parte perché partiti da un preciso stile black metal sono  passati attraverso il gothic, l’avangarde, l’industrial e il synt-rock per poi approdare a una musica di carattere universale e particolarissima che potremo definire, generalizzando, art-rock contaminato col dark-ambient sperimentale. Ma gli Ulver non si fanno mancare niente e recentemente con l’album Messe I.X-VI.X si sono avvicinati alla musica classica. Il mio amico Alessandro Albertini li ha portati due volte al Teatro Regio di Parma e si appresta a portarli al Comunale di Bologna.

Il black metal si espanso successivamente in tutta la Scandinavia, l’Europa Orientale, la Grecia e anche in Italia.

Ricordo i Marduk, i Dark Funeral e i Dissection in Svezia, gli Impaled Nazarene e i Dolorian in Finlandia, i Nargaroth in Germania, i Behemoth in Polonia, i primi Samael in Svizzera (patria dei Celtic Frost), i Negura Bunget in Romania, i Rotting Christ in Grecia e gli eccellenti Aborym in Italia. Di sicuro l’elenco è sterminato.

Nel black metal si fa un forte uso di maschere, corpse paint (trucco cadaverico) e spunzoni. Dichiara Nergal, leader dei polacchi Behemoth: “Il costume, la maschera e gli spunzoni mi aiutano a esprimere la forza interiore che percepisco. Perciò potrei anche essere strafatto, stanco e aver voglia di riaddormentarmi, ma quando indosso quella roba mi sento pervadere da un potere enorme.” Burzum, al secolo Var Vikernes, imprigionato negli anni novanta per l’assassinio del chitarrista dei Mayhem Euronymous e per l’incendio di alcune chiese in Norvegia dichiara altresì: “L’idea del corpse paint risale ai tempi dei Kiss e ancor più indietro, fino ad arrivare ad Alice Cooper… Ma se la si osserva da un punto diverso e non metal, si arriva all’antichità. … Durante certi rituali, lo stregone appendeva gli abiti all’albero sacro, in modo tale da dare l’impressione di essersi impiccato. Poi si ricopriva interamente il corpo e la faccia con la cenere del fuoco sacro. Fatto questo, era in grado di vedere gli spiriti e le divinità e di comunicare con loro. La cenere era la maschera, il corpse paint.”

Dunque la scenografia e il travestimento sono parte integrante delle performance live. Per questo è importante ascoltare e vedere di persona le band che fanno questo genere musicale.

Quando un concerto di qualche gruppo black arriva a Bologna cerco di non mancare. Ricordo l’anno scorso una grande esibizione dei norvegesi Gorgoroth al circolo arci Zona Roveri e recentemente un breve ma intenso concerto degli Altar of Plague al club Freak-Out. Questi ultimi, un trio proveniente dall’Irlanda, hanno suonato con energia, davanti a un centinaio di persone, un atmospheric-black metal con elementi di post-metal e sludge.

Aspetto con ansia il 14 aprile per il concerto dei Behemoth sempre alla Zona Roveri. Anche se a onor del vero il loro genere attuale è un Blackened death metal molto tecnico più che black metal in senso classico.

Per chi volesse approfondire consiglio tre libri:

Vincenzo Trama, Black Metal-Il sangue nero di Satana, edizioni Il Foglio

AA.VV. Black Metal – Oltre le tenebre, edizioni Arcana

Jon Wiederhorn & Katherine Turman, Louder Than Hell-la Storia orale del Metal, edizioni Arcana – per il capitolo 11 dedicato al Black Metal

 

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Guido Elmi
Dalla fine degli anni cinquanta ascolta musica internazionale. Dalla fine degli anni settanta lavora in sala di incisione. A volte scrive canzoni. Collabora con Vasco Rossi da oltre 30 anni. Ha lavorato per Stadio, Skiantos, Gaznevada, Edoardo Bennato, Alberto Fortis, Marco Conidi, Steve Rogers Band, Clara & Blackcars e altri. Non è un talent scout. Non è un manager o un impresario. Negli U.S.A. e nel Regno Unito si direbbe producer. Deve tutto a Elvis, ai Rolling Stones, a Dylan, agli Steely Dan, ai Black Sabbath e a Phil Spector. Il 22 gennaio 2016 esce il suo primo album da solista: La mia legge.

1 COMMENTO

  1. Molto interessante, Guido. Sono arrivato qui per caso, mosso proprio dalla curiosità suscitatami dalla categorizzazione che oggi viene presa per buona riguardo al black metal.
    Io ho fatto un percorso inverso al suo, ovvero ho seguito la nascita del black metal scandinavo e ho di fatto abbandonato il genere perché annoiato dalle nuove uscite, a inizio anni duemila. Con grande sorpresa, dicevo, vedo ora considerati come band black metal, Venom, Celtic Frost e compagnia bella, addirittura alcuni parlano di Sodom, Kreator e Sepultura! Mi pare una riscrittura a posteriori della faccenda e sebbene poco m’interessi l’etichetta, non posso sicuramente considerare la stessa cosa, o nello stesso genere Venom e Darkthrone. Secondo me è stata più che altro un’operazione di marketing dovuta all’inaspettato successo del black metal, così da cercare di raccattare ogni possibile attinenza al genere per sfruttarla commercialmente (credo che tutti questi gruppi abbiano avuto un certo conquibus dalla faccenda). Non vedo però come anche un medio ascoltatore di musica non possa comprendere le differenze tra il black metal e queste band che sono chiaramente delle influenze ma si sta parlando di pere e mele, secondo me. Io almeno identifico il black con degli elementi grossomodo imprescindibili, quali il tremolo picking che permette di saturare le frequenze medio alte della chitarra e far emergere la litania dei riff molto lenta rispetto alla velocità della pennata, mentre in passato si andava di palmo e bicordi. Poi il blast beat che crea una sorta di muro di rumore che una volta capito e acquisito rimane sullo sfondo, idem negli ottanta, non veniva usato dalle band di allora, se non nel grindcore, grossomodo. Insomma il metal anni ’80 andava bene per farsi una birra, il black metal ha introdotto una dimensione emozionale più profonda. Saluti

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