Il Raduno del BarMario. Istruzioni per l’uso

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370. Trecentosettanta. Luciano Ligabue al Liga Rock Park ha più volte ripetuto questo numero. Tanti sono stati infatti i giorni che, con sofferenza, è stato lontano dai palchi. Domani però si potrà parlare di un nuovo numero: 1260, i giorni che sono trascorsi dall’ultimo raduno organizzato dal Bar Mario.

Cos’è il raduno del Bar Mario? Se si cercano dei comunicati o delle informazioni su internet si trova una definizione che difficilmente cambia: il raduno è un pomeriggio in cui Luciano si concede ai fan. Una scaletta speciale, un Luciano ‘diverso’, più sciolto nel suo ambiente e una grandissima voglia di stare insieme. Vero, verissimo, ma allo stesso tempo falso. Perché il raduno in realtà è molto di più.

Il raduno non lo si può spiegare, lo si vive. Avete presente quelle grandissime cene di famiglia in cui incontri il cugino che non vedevi da anni, ma di cui hai sempre sentito parlare? Io quei momenti non li ho mai vissuti perché la mia famiglia è ristretta, ma amo definire così quel clima di solidarietà e fratellanza che si crea quando migliaia di persone condividono una passione così forte.

E poi c’è Luciano. Avete presente Ligabue? Lo avete visto in tour? A Campovolo? A Monza? Negli stadi o in un teatro? Bene, dimenticatelo. Il Liga rimane a casa, al raduno viene Luciano, con la sua leggerezza, la sua spontaneità e la sua voglia di divertirsi e divertire senza troppi fronzoli. Sicuro che davanti a se non avrà una folla sterminata, ma quelle migliaia di persone su cui lui sa di poter contare.

È un grandissimo momento di condivisione, in cui tra le tante cose Luciano risponde alle domande dei fan aprendosi totalmente e tirando fuori tutto il suo lato goliardico. Un esempio? Godetevi questo spezzone del raduno del 2003:

Non può mancare la musica ovviamente. Ma non è un concerto, è qualcosa di più. Ricordo il mio primo raduno, al gelo di Modena, il 6 Gennaio 2003, quando per l’occasione Luciano ci regalò un doppio set: quello teatrale che aveva appena portato in giro per l’Italia, e che sarebbe diventato un doppio cd, Giro d’Italia appunto, e poi uno show elettrico di 15 pezzi con le scaletta fatta interamente dai fan.

Se lo scorso raduno fu dedicato ai 20 anni di Sopravvissuti e sopravviventi, quest’anno il tema non può che essere Made in Italy. Come ci ha annunciato Pietro Casarini, Luciano eseguirà per la prima volta tutto l’album dal vivo, ma non solo, è previsto un secondo set musicale di una decina di pezzi circa, di cui tre canzoni sono state scelte proprio dal Bar Mario. A vincere questo contest sono state Walter il Mago, Chissà se in cielo passano gli Who ed È più forte di me. Ma tante altre sorprese sono nell’aria.

Si potrebbero raccontare mille storie sui raduni, sulle amicizie e sugli amori nati in quelle ore, o sugli interminabili viaggi in pullman organizzati dai fan. Ma mi piacerebbe chiudere con una risposta che diede Luciano nel 2004 e che tutt’ora non dimentico, perché credo contenga l’essenza della sua umiltà, della sua semplicità e dei suoi valori. Una ragazza gli chiese: «Cantautore, scrittore, regista. Ma con tutte le cose che fai come vuoi che ti chiamiamo?» e lui, con tranquillità, rispose «Sai, ho appena scritto un romanzo (“La neve se ne frega”, nda), però non è che tu possa considerarmi uno scrittore, è anche vero che ho fatto due film, ma se io penso ad un regista non penso di sicuro a me. Cantautore? Un cantautore è De Andrè. Facciamo così, chiamami Luciano».

Bene Luciano, domani non vedo l’ora di vederti.

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