Acireale non era nei programmi, ho i biglietti per Torino ma… 28 marzo e mi sembra lontanissimo.
Diventa questione di urgenza, a casa non resisto.
Per caso scelgo Acireale il 14 febbraio e per caso, visto l’annullamento delle date di Roma e Jesolo, quella diventa la prima data del Made in Italy Tour.
L’emozione che provo mentre aspetto che Ligabue salga sul palco la conosco bene, ma questa volta c’è tanto di più. Un disco nuovo da sentire dal vivo, e per intero essendo un concept album, uno spettacolo che per forza si prospetta diverso e che non vedo l’ora abbia inizio, l’apprensione per il suo stato di salute, che finché non lo vedo non mi rassicuro.
È l’attesa di ritrovare quello che so ma è anche la voglia di vedere quello che ancora non so. Di dare il bentornato a Luciano, di iniziare a “frequentare” Riko.
Il Pal’Art di Acireale è piccolo, raccolto intorno al palco, pienissimo, carico.
Siamo lì per lui.
Sale sul palco, la giacca a righe, gli occhiali scuri (“dietro cui non si sa mai…”), attacca con La vita facile.
È lì per noi.
La magia si compie, sempre, ancora, puntuale. Ci scambiamo le emozioni, ci sosteniamo, ce la godiamo.
Made in Italy per me non è solo un disco, è un viaggio dentro di me, dentro le mie emozioni, le mie delusioni, le mie paure, dentro la mia voglia di crederci ancora nonostante tutto. Il tema del viaggio, ricorrente nel disco, è una metafora perfetta. Ha saputo cantare ancora una volta i miei sentimenti e non potrebbe essere diverso: lui è il mio cantante.
Dal vivo Made in Italy è potente, ha il potere di rendere concreto quel viaggio nelle emozioni, è come se qualcuno mi prendesse per mano e mi accompagnasse a vederle, affrontarle, viverle, goderle. Piacere di conoscerti, Riko!
Made in Italy è un’esperienza che auguro a tutti di saper riconoscere e sperimentare dal vivo.
Poi si toglie la giacca, si mette il gilet e… Marlon Brando è sempre lui! Tutto è come sempre, la musica che libera l’anima e il corpo. Ma questa volta è tutto un po’ di più, perché in più c’è il “carico” di Made in Italy. Torno sulle mie canzoni di sempre, su quella che ero, avendo attraversato in pieno quella che sono oggi.
L’amore conta. A volte devasta ma conta.
Lo spettacolo è diviso in due da quel cambio d’abito.
Due parti di spettacolo, forse due parti di sé. Una parte che abbiamo conosciuto in questi anni, una parte che ci ha presentato da poco.
Il risultato è un raddoppio. Doppia emozione, doppio godimento, ma soprattutto, alla fine e con la sensazione di essere passata nell’occhio del ciclone, doppio stare bene.
Stare bene.
Si può chiedere di più?






































Brava Emanuela!