Si chiama #Darkligh il nuovo album di Floraleda Sacchi, uscito a due anni di distanza da Intimamente tango. L’arpista nata a Como vanta ormai un’intensa carriera internazionale con la partecipazione all’incisione di oltre venti album con le principali major discografiche. Floraleda ha anche composto musica per il teatro e il cinema e ha suonato in ben 5 continenti.
Il suo parco arpe comprende una Erard datata 1816 e due moderne arpe “Style 30” della liuteria Lyon & Healy. Incuriositi dalle sue tele sonore abbiamo raggiunto l’artista che ci ha parlato dell’album appena uscito dove ha interpretato brani di Nils Frahm, Clint Mansell, DJ Tiësto, Max Richter, Roberto Cacciapaglia, Joe Hisaishi, Vladimir Martynov e Ólafur Arnalds.
Noto una varietà di stili nella selezione dei compositori da interpretare, cosa ti cattura in particolare per decidere poi di diventarne interprete?
Mi cattura il suono e l’originalità che il brano contiene e anche la sfida che trasportare quel brano sul mio strumento comporta. Compongo o adatto brani che coniugano acustico e digitale, senza distinguere dove finisce un delay e inizia un pad creato con un arco di violino sulle corde dell’arpa, senza sapere dove agisce un filtro digitale o uno smorzatore in neoprene sulle corde, quale sia un armonico o un campionamento compresso. Trovo affascinante lavorare con uno strumento acustico e con l’elettronica, una forma di artigianato che richiede ore di dedizione quanto il suonare uno strumento musicale, e l’unione regala un mezzo incredibile per creare qualcosa di estremamente personale.
Vedo Cacciapaglia tra i compositori, hai avuto occasione di collaborare anche ai suoi dischi e cosa ti colpisce della sua musica?
Non ho mai collaborato come musicista nei suoi dischi e peraltro credo che non abbia mai usato l’arpa nei suoi album. Mi piace molto la sua musica per l’uso della risonanza e degli armonici, due caratteristiche tipiche dell’arpa. Poi amo molto la sua scrittura ampiae mi piace in generale la varietà del suo lavoro che va da brani classici al pop, dallo strumento acustico all’elettronica. La varietà è segno di curiosità e intelligenza e l’apprezzo molto.
Questi autori che interpreti hanno scritto musiche appositamente per te?
No, ho collaborato con tantissimi compositori, ma in questo disco in realtà ho scelto io i brani e ho dato il risultato finale ai compositori. Pare che abbiano tutti apprezzato.
Conosci altri artisti italiani che si propongono come arpisti?
Ho molti colleghi arpisti, per esempio Vincenzo Zitello con le sue arpe celtiche mi piace molto.
Sei stata chiamata da qualche artista pop per suonare l’arpa nei loro dischi?
Non ho mai lavorato molto come turnista, ma un paio di occasioni le ho avute tramite il mio amico produttore Filadelfo Castro e una volta sono stata chiamata da Celso Valli. Ma sono cose successe per caso e rare.
Como, città di nascita, ci vivi? Offre opportunità per un’artista come te?
Mi piace molto la città in cui vivo, ma ci passo sei mesi l’anno. Per il resto sono in giro per il mondo. Suonando uno strumento particolare non posso limitarmi ad un solo luogo, ma devo spaziare.
Prossimi impegni, prospettive, aspirazioni?
Ho parecchi concerti in Italia, Svizzera, Francia, Canada, Austria. In autunno sarò in tournée con Darklight. Mi interessa e tengo molto portare in giro questo progetto che considero molto personale.






































