Contro il politically correct. Sempre. A volte anche solo per gusto della polemica e dello stimolo intellettuale. La “controriforma” ci va di traverso, in qualsivoglia direzione venga espressa. Il riflusso, dettato da regole codificate e da tutti accettabili, è una gabbia della creatività e del progresso. In ogni ambito, persino in quello della canzonetta, secondo la celebre definizione di Edo Bennato.

Ce lo vuole dimostrare lo scrittore e polemista Michele Monina nel volumetto (120 pgg., Skira editore, 13 euro) Venere senza pelliccia, il cui assunto è che nel pop italiano al femminile è scomparsa la trasgressione, in particolare quella erotica, quella che utilizzava il corpo come momento provocatorio e insieme esempio di superamento dei tabù e dei freni da espandere nelle più diverse situazioni culturali e sociali.
Rielaborazione di alcuni scritti già apparsi in Rete, anche con divagazioni non proprio congrue, il pamphlet ha il pregio di leggersi in fretta, con il sorriso sulle labbra e con l’idea che il mondo si stia richiudendo su se stesso, senza lasciarci troppe vie di fuga. Il che non è piacevole, circondati come siamo da progressivi manicheismi ideologici e da diffusa frustrazione propositiva.
Certo l’ambito è ristretto e a volte poco approfondito, prevale il racconto rapido, aneddotico, l’intervista persino piaciona (Ivano Fossati, Francesco Renga), sempre facilmente leggibile – il che sembra essere il profilo programmatico della nuova collana “Note d’Autore” in cui è inserito questo tascabile -, però è esercizio interessante valutare come cantanti quali Patty Pravo, Loredana Berté, Anna Oxa, Rettore, ma anche Mina oppure Ornella Vanoni, si permettessero look e testi decisamente più aggressivi e sessuali delle colleghe di oggi.
Anche perché viene esposto confrontandolo con il percorso per certi versi opposto del pop anglofono, dove superstar come Madonna e Britney Spears, Lady Gaga e Miley Cyrus, oppure personaggi di culto come Lydia Lunch, Tove Lo e Amanda Palmer viaggiavano e viaggiano su lidi provocatori ed eroticamente scorretti.

Non è proprio la storia di “quando il pop italiano si è infilato le mutande” (come recita il sottotitolo, con un riferimento evidente alle coperture dipinte dagli imbianchini controriformisti sui nudi michelangioleschi della Cappella Sistina), ma certi spunti – l’intervista a Paola Iezzi (di Paola e Chiara), le pagine dedicate a Paola Turci, Syria, Ilaria Porceddu e Romina Falconi (protagonista dell’inquietante copertina), oltre alla divertente scrittura di Monina valgono l’acquisto di questo godibile Venere senza pelliccia.
P.s. Il titolo del libro è un contrappasso del capolavoro erotico di Leopold von Sacher-Masoch Venere in pelliccia del 1870, che ha ispirato l’immaginario di numerosi altri artisti, tra cui recentemente Roman Polanski (regista del film omonimo del 2013, protagonista sua moglie Emanuelle Seigner) e David Ives (autore dell’omonima dark comedy del 2010, tuttora in giro per i teatri italiani con Sabrina Impacciatore).








































