La notte british dei Kasabian conquista la Città Eterna

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L’attesissimo ritorno dei Kasabian nella Capitale in occasione del Postepay Rock in Roma è stato un successo senza eguali per la storia del gruppo in Italia. La band di Leicester ha fatto saltare ininterrottamente per un’ora e mezza i tanti fan accorsi da ogni parte d’Europa per assistere alla “notte british”.
Non è facile trovare dalle nostre parti un concerto con un così alto numero di stranieri, per lo più inglesi, partiti da oltremanica per trasformare Roma per una notte in una vera e propria festa anglosassone, con cori in stile hooligans e balli selvaggi, tutto nel rispetto della musica e del divertimento. I Kasabian sono galvanizzati da questa atmosfera ed è tangibile la loro profonda sinergia con il pubblico italiano, da sempre amatissimo, soprattutto per le origini del chitarrista e cantante Sergio Pizzorno.
Proprio l’Italia è un elemento che ritorna durante tutta l’esibizione: il concerto si apre infatti con Nessun dorma, durante il quale il pubblico esplode al grido di «Vincerò!», seguita da un breve estratto di Volare di Domenico Modugno. Inoltre Pizzorno e Tom Meighan cercano di ringraziare i loro fan con un italiano decisamente maccheronico.

Come è ovvio che sia i Kasabian eseguono alcuni dei brani più forti del loro nuovo album For Crying Out Loud  tra cui III Ray (The King), You’re In Love With a PsychoBless the Acid Machine e Comeback Kid e la risposta del pubblico è entusiasmante, come se queste canzoni fossero pietre miliari della carriera del gruppo. Il bello però arriva quando vengono eseguiti i brani più significativi come Underdog, Club Foot, Days Are Forgotten e Eez-eh sui quali partono coreografie, poghi selvaggi e la gravità non ha più la sua reale dimensione.
C’è tanta Inghilterra perché tante sono le bandiere rossocrociate, la volpe del Leicester è onnipresente, così come la birra e il coro «Sergio! Sergio! Sergio!» dedicato a Pizzorno, il tutto accompagnato musicalmente dagli elementi tipici dei Kasabian: lo stile Spaghetti Western, i richiami a Morricone, la tromba, Quentin Tarantino, l’elettronica ben dosata e l’adrenalina che si taglia a fette. C’è tempo anche per emozionarsi grazie alle più acustiche Put Your Life On It, Le Fèe Verte e la super classica Goodbye Kiss, prima di esplodere nel gran finale con Vlad The Impaler e Fire, sulle quali il pubblico da il meglio di sé ed è impossibile non togliersi la maglietta ed urlare a squarciagola «I’m on fire!».

Partecipare ad un concerto dei Kasabian è molto semplice, basta calarsi in una dimensione a tratti cinematografica dove le gambe saltano altissime, la voce sparisce dopo dieci minuti e i freni inibitori vengono completamente a mancare.

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