“The Final Cut”: l’ultimo album dei Pink Floyd con Roger Waters

0
the final cut

Il 21 marzo 1983 esce in tutto il mondo The Final Cut, dodicesimo album in studio dei Pink Floyd e ultimo che vede la partecipazione di Roger Waters.
O forse è più corretto dire che questo è il primo disco solista di Waters in cui suonano Nick Mason e David Gilmour (Richard Wright infatti non fa più parte della band dal 1982 dopo essere stato cacciato proprio dal bassista)?
I crediti in parte ci aiutano nella decisione, dato che riportano la dicitura “by Roger Waters, performed by Pink Floyd”. Tutte le canzoni, infatti, sono interamente scritte e cantate da Waters, tranne Not now John, che vede le parti vocali eseguite da Gilmour.
Di certo possiamo dire che mai titolo di un album è stato più profetico riguardo le sorti della band, essendo questo “il taglio finale” alla collaborazione tra Roger e gli altri membri del gruppo.

Quei “mattoni avanzati” da The Wall

Inizialmente l’album si sarebbe dovuto intitolare Spare Bricks (mattoni avanzati). Molte delle canzoni, infatti, vengono scritte durante le sessioni di registrazione di The Wall, ma successivamente escluse dall’album.
È, ad esempio, il caso di Your Possible Pasts, i cui versi sono letti da Pink durante il film The Wall. Ma anche di When the tigers broke free, brano scritto apposta per il film e poi inserito nella trackist di The Final Cut dalla riedizione del 2003 in poi.

Il concept album: “requiem per il sogno del dopoguerra”

Come tutti i lavori ideati da Roger Waters, anche qui ci troviamo di fronte ad un concept album. Prendendo spunto dalla parte di The Wall riferita alla perdita del padre durante la Seconda Guerra Mondiale, qui si allarga il discorso e il disco si presenta al pubblico con il sottotitolo di “requiem per il sogno del dopoguerra”.

L’album, infatti, è chiaramente ispirato al rifiuto della guerra e dichiaratamente dedicato alla figura di Eric Fletcher Waters, padre di Roger, morto in Italia durante lo sbarco di Anzio il 18 febbraio del 1944.
Il fatto che, durante i primi anni della guerra, Eric fosse stato obiettore di coscienza, aggiunge ulteriore intensità emotiva.
Quello che Waters intende sottolineare con questo disco è il fallimento della Gran Bretagna post-bellica nel creare quel mondo migliore per il quale così tante persone erano morte.

C’è poi un’altra musa ispiratrice, ed è Margaret Thatcher.
Nel 1982 la Gran Bretagna, con lei al governo, dichiara guerra all’Argentina per il dominio delle Isole Falkland. Il conflitto viene sapientemente descritto da Jorge Luis Borges come «due uomini coraggiosi che combattono per un pettine». L’atmosfera in Inghilterra, a quel tempo, raggiunge livelli preoccupanti e Roger ne è particolarmente turbato.
The Final Cut, quindi, diviene un vero e proprio strumento per esprimere il suo orrore verso questi accadimenti.

La registrazione dell’album

David Gilmour vorrebbe più tempo a disposizione per produrre del materiale suo. Roger, invece, spinto dalla motivazione del significato profondo che questo album rappresenta per lui, non è disposto ad aspettare. Waters, quindi, impone una scadenza per la realizzazione del disco, cosa che frena ancor di più la creatività del chitarrista.
Probabilmente questa spinta ulteriore verso l’accentramento di tutto il lavoro sulla sua figura sta già facendo da apripista alla sua futura carriera solista. Da The Dark Side of The Moon in poi, infatti, tutti gli album sono nati dalla sua vena creativa e ormai considera i Pink Floyd un mero nome per veicolare il suo messaggio.

Al posto dell’ormai ex tastierista Rick Wright vengono chiamati Andy Bown e Michael Kamen. Viene inoltre utilizzato per la prima volta uno strumento di registrazione originale e innovativo: l’olofono. Si tratta di un particolare microfono che simula il funzionamento dell’orecchio e permette all’ascoltatore, soprattutto con l’ausilio di cuffie, di ricostruire un’immagine tridimensionale del suono.

Il potere accentratore di Waters durante le registrazioni dell’opera lo porta a dire a Nick Mason che «qualsiasi cosa facesse, era solo batteria». Di conseguenza non si deve aspettare ulteriori diritti o crediti di nessun tipo. Anche Gilmour subisce pressioni simili, visto che ogni suo suggerimento viene debilaratamente ignorato e Roger si affida molto di più a Michael Kamen che al suo chitarrista.

Questo indirizzo deriva dal presupposto che nella lavorazione dei brani gli autori dei testi hanno sempre l’ultima parola su come deve essere prodotto un lavoro.
Di conseguenza, senza alcun tipo di contributo né ai testi né alle musiche, il ruolo di Gilmour viene pesantemente e inevitabilmente ridimensionato. Addirittura il suo nome scompare dai crediti, mentre Michael Kamen rimane come co-produttore, insieme a James Guthrie.

Il disco

L’album si apre con The Post-War Dream e il suono di uno zapping tra le stazioni di un’autoradio. Uno speaker parla di piani per la costruzione di un rifugio antiatomico nel Cambridgeshire, mentre un altro spiega che i pezzi per una nave persa nella guerra delle Falkland saranno costruiti in Giappone.
In soli 30 secondi di introduzione abbiamo davanti quello che sarà il tema di tutto il disco, ancor prima di ascoltare le prime frasi cantate: “Tell me true, tell me why was Jesus crucified, is it for this that Daddy died? (Dimmi la verità, dimmi perchè Gesù fu crocifisso. È per questo che papà è morto?)”.
Poco dopo ecco arrivare l’attacco di Waters a quella che lui considera il tradimento della Thatcher all’industria Britannica, avendo stretto accordi col Giappone per la costruzione delle navi. Un attacco frontale, per far arrivare il messaggio ben chiaro alle orecchie di chi ancora non ha capito l’indirizzo dell’opera.

Tutto l’album corre sulla linea di questo sentimento, come in Southampton Dock, dove si parla dei padri di famiglia partiti per la guerra e che non hanno fatto più ritorno. Oppure soldati spaventati mentalmente dal conflitto, come in The Hero’s Return. E ancora, sparando proiettili verbali sui potenti del mondo, inclusi Reagan, Nixon, Thatcher, Breznev e altri in The Fletcher memorial home. Infine, in Not now John, unico brano cantato da Gilmour e singolo di lancio dell’album, si racconta del declino dell’industria Britannica.

La copertina

Per quello che riguarda l’immagine di copertina, viene realizzata direttamente da Waters con l’aiuto del cognato, Willie Christie.
Roger vuole che ci siano un papavero della rimembranza (usato in Gran Bretagna per il ricordo dei militari morti in guerra) e dei nastri di medaglia, risalenti tutte alla seconda guerra mondiale.
La prima, in basso a destra con sfondo giallo/verde, è la “Defence medal”, che si ottiene per tre anni di servizio. Quella in mezzo, con sfondo dorato e strisce nere, rosse e blu, è la “Africa star”, per chi ha prestato servizio nella Campagna del Nord Africa. Quella a sinistra, blu con strisce rosse è la “1939-1945 star”, per chi ha prestato almeno sei mesi di servizio durante il conflitto. L’ultima, sopra le altre tre, con strisce diagonali porpora e bianche, è la “Distinguished Flying Cross”, assegnata per atti di coraggio, valore e devozione al dovere in volo.

All’interno dell’artwork dell’album trova spazio anche la foto di un ufficiale in un campo di papaveri, con un coltello piantato nella schiena, a simboleggiare il tradimento ricevuto da parte dello Stato raccontato nel disco.
E proprio su questo c’è da raccontare un aneddoto: durante le lavorazioni per il film The Wall, infatti, la situazione è talmente tesa che Roger Waters si fa cucire una giacca con un cotello infilato nella schiena, perchè dice di sentirsi «pugnalato alle spalle» dagli altri membri del team di lavoro del film.
Proprio da qui il bassista prenderà l’ispirazione per quella che diventa l’immagine-simbolo di The Final Cut.

Nessun progetto per il futuro

Una volta terminato e pubblicato l’album, la band rimane senza alcun progetto per il futuro. Non viene fatta una grossa promozione per il disco, né tantomeno nessuno propone alla band di partire in tour. Probabilmente tutti sono consci del fatto che sarebbe difficile immaginare ed allestire uno spettacolo in grado di competere col precedente tour di The Wall.
E, tra le altre, anche questa è da annoverare tra le cause dello scioglimento del gruppo. Gilmour e Mason, infatti, pensano che i concerti dal vivo siano parte integrante della vita di una band, mentre Roger decide unilateralmente di annullare «tutti i tour di questa stagione per motivi di indisciplina».

Da questo momento ogni membro della band inizia a lavorare ai propri progetti solisti.
A marzo del 1984 esce About Face di David Gilmour. A maggio Waters pubblica The Pros and Cons of Hitch Hiking. Infine nel 1985 anche Mason, insieme al chitarrista Rick Fenn, dà alle stampe Profiles.
Questo allontanamento è il preludio dell’inevitabile scisma, che accadrà di lì a poco, nel 1986.

La copertina e la tracklist dell’album

  1. The Post War Dream – 3:00
  2. Your Possible Pasts – 4:26
  3. One of the Few – 1:11
  4. When the Tigers Broke Free – 3:16
  5. The Hero’s Return – 2:43
  6. The Gunner’s Dream – 5:18
  7. Paranoid Eyes – 3:41
  8. Get Your Filthy Hands Off My Desert – 1:17
  9. The Fletcher Memorial Home – 4:12
  10. Southampton Dock – 2:10
  11. The Final Cut – 4:45
  12. Not Now John – 4:56
  13. Two Suns in the Sunset – 5:23

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome