This is Congo di Daniel McCabe (Fuori Concorso) racconta l’ultima battaglia (eventi attorno al 2016) dell’estenuante guerra che da vent’anni insanguina il Congo (già Congo Belga e poi Zaire) mostrando in azione l’esercito nazionale mentre recupera una città strategica passata nelle mani dei ribelli della frazione M23. Lasciando stare le sottigliezze politiche negli avvicendamenti di potere e il ruolo delle nazioni confinanti nell’aiutare i ribelli, l’immagine che arriva allo spettatore è quella di un universo di soldati (esercito e ribelli) e di civili composto soprattutto da giovani che sembrano credersi rockstar su un immenso palco in cui suonano le armi e coinvolgono i loro sostenitori in grandi kermesse a base di proclami immaginifici e kitsch e in brutti massacri vissuti come un gioco rumoroso e sanguinario (a cui fanno da corollario anche le stragi tra Tutsi e Hutu importate dai paesi limitrofi). In questo grande evento rock di sangue, razzi, proiettili, fame, ferite e bombe (registrato spesso a distanza pericolosamente ravvicinata) quando è il momento di tirare le somme (il giovane promettente generale dell’esercito regolare vince la sua battaglia e il popolo canta e balla la sua vittoria) ecco che emergono i militari dello stato maggiore e i politici che spiegano che il successo discende dalla catena di comando e quindi è sempre merito degli strateghi e del leader supremo che “come Dio non dormono mai”. Chi potrebbe chiudere una guerra gestita da Dei insonni?
VENEZIA 74. This is Congo. Il tribalismo è rock
Vent'anni di guerra in Congo, che si ripete eterna, sanguinosa e ipnotica






































