VENEZIA 74. Il contagio

Roma alta e Roma bassa, tossiche e criminali, unite dallo sguardo di un amore omosessuale

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Il contagio alle Giornate degli autori. Dall’uscita del romanzo omonimo di Walter Siti (2008) si potrebbe dire che era possibile pronosticare quasi tutto quello che ora è delirio dei telegiornali, dalle predizioni pasoliniane sulla distruzione della cultura popolare della borgata a Mafia Capitale passando per le pattumiere di Roma e i delitti efferati. Ma Matteo Botrugno e Daniele Colaccini gli autori di questa operazione difficile (fare cinema dal romanzo di Siti e dal lavoro teatrale che ne era stato tratto da Nuccio Siano) invitano a prendere la posizione di chi guarda un quadro. Il quadro comprende case popolari affittate in maniera furba, coppie sfiancate in cui lui si palestra e si prostituisce e lei va alla deriva, coppie in cui il figlio di mamma fa rapine sceme, in cui lui è usato da lei come stallone e poi denunciato, in cui lui manager lavora per il genio del male che usa tutte le possibilità illegali dell’aiuto ai bisognosi e tiene per le palle il politico di turno. Un po’ Gomorra o Suburra ma con afflato lirico e sguardo sulla grazia. Diciamo che c’è tutto, che il primo tempo sembra più sociologico e di mercato e il secondo quasi psichedelico (con sequenza monstre sulle percezioni auditive della cocaina). Che poi ogni morte omosessuale sia un San Sebastiano pittorico mica sempre va così. Discontinuo.

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