VENEZIA 74. La mélodie. Non suona bene

Storia edificante di un programma educativo col violino

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La melodie di Rachid Hami, fuori concorso, per quanto fatto con cura sembra un saggio del dipartimento scuola-educazione per la tv. Nella solita scuola di banlieue con tanti ragazzini multietnici, maleducati e francamente aggressivi, arriva uno stanco violinista che accetta di prepararli per un saggio finale, in cui i pargoli, che all’inizio usano l’archetto del violino per i più svariati scopi, riusciranno a suonare La shéhérazade di Rimsky-Korsakov. Lo schema è sempre il solito di questo genere di film: i ragazzi all’inizio sembrano irrecuperabili carogne (a parte il solito insospettabile dotato) e strada facendo vengono rigenerati dall’arte e si ribellano ai luoghi comuni che li vogliono perduti nell’incultura della periferia. L’aggiornamento di questo schema è che adesso i ragazzi difficili non sono più bianchi diseredati ma figli degli immigrati. E questo è bello, idealista e degno di migliore causa, ma sviluppato così sembra un modulo pronto e obbligato dove sottolineare certe scorciatoie di sceneggiatura rischia di suonare antiprogressista. Solo che ormai questi sembrano film di genere, come quelli sugli zombi o sugli atleti.

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