Corrado Coccia in “Chiaroscuro”: il coraggio di un disco invernale

0
Corrado Coccia

Nel 2009 ha vinto il premio di miglior autore al Festival di Castrocaro: la canzone si intitolava Geronimo Mastrillo. Milanese, classe 1971, Corrado Coccia ha già all’attivo tre album. Ed è un personaggio decisamente originale nell’ambito della musica italiana. Si muove nel mondo della canzone d’autore, parole e musica sembrano viaggiare di pari passo. Con lui abbiamo parlato del suo ultimo disco, del suo passato e del suo futuro. Un’intervista dalla quale emerge un artista non convenzionale.

Definisci il tuo ultimo disco, Chiaroscuro, un “disco invernale”. Perché?
Ho cercato (insieme ai miei musicisti) atmosfere rarefatte, che potessero indirizzare l’ascoltatore accanto ad un camino scoppiettante… Un bicchiere di un buon brandy invecchiato, un albero di Natale ed un sigaro aromatizzato, possono ben sposarsi con queste sonorità intimiste e raccolte.

Chiaroscuro è il tuo terzo disco. In che misura è la continuazione dei precedenti e in che misura se ne allontana?
Direi che è assai diverso dal modus dei precedenti lavori. Un disco assolutamente diverso, sia per sonorità, sia per la strumentazione adottata, e sia per gli argomenti trattati. Sono sempre stato un cantautore “surreale“. Cercavo di trovare una specie di mio mondo parallelo, un mondo a forma di me… Forse la paura di quello che stava fuori ebbe il sopravvento su di me e quindi scrivere e suonare inventandosi spesso storie buffe poteva essere un aiuto a dare meno forza agli eventi distruttivi che stanno fuori dalle nostre case. Questo oserei chiamarlo un disco “maturo”.  Pur avendo paura del mondo che sta fuori, ho deciso di affrontarlo a muso duro scrivendo 8 canzoni d’amore. Quando parlo d’amore, non vuole dire assolutamente un amore rivolto ad una donna. Parlo di amore in generale per la vita.

Quasi tutte le canzoni iniziano con un’introduzione recitata. Perché questa scelta?
Forse per dare forza alla canzone. Il fatto di rimarcare un concetto è una cosa che appartiene al mio carattere. Temendo di farmi capire poco, tendo a spiegare la stessa cosa in due modi diversi per dare una doppia possibilità al mio interlocutore. C’è altresì la bella voglia di esporsi anche come “scrittore“ (mi sia perdonato il termine), cercando (pur non essendo affatto poesie) di “poetizzare“ le canzoni con qualche cosa in più. Mossa azzardata di questi tempi, e me ne rendo conto.

Corrado Coccia

Nelle canzoni di Chiaroscuro si avverte una profonda attenzione ai testi. Ci racconti come nasce una tua canzone?
Ho cercato attraverso i testi di dare un’immagine alle canzoni. Vorrei diventare un cantautore “fotografico“. Per fare ciò, e farlo bene, bisogna che i testi siano sinceri e particolareggiati. Spesse volte mi fermo sopra ad una parola e ci resto per ore o per giorni. Voglio che non sbavi, che diventi una fotografia appunto. Come nascono le canzoni? Non c’è una regola fissa. Spesse volte tutto parte dall’osservare qualcuno o qualcosa. Da lì, il desiderio di raccontarsi quella cosa come se la stessi vivendo in prima persona. Spesso cerco di scrivere le prime stesure (mi riferisco sempre ai testi), in luoghi di partenze o arrivi (stazioni, porti ed aeroporti). Mi passa davanti tutta la vita, senza che la vita si accorga di me. Un viaggio stanziale senza essere importunato e senza fare file!

Hai iniziato a fare musica da ragazzino. Come è scattata questa scintilla?
Iniziai abbastanza giovane. Tutto cominciò a casa di un amico che possedeva una vecchia tastiera sgangherata che suonai sino a rompermi le dita. Da lì in poi, la presa di coscienza che forse la musica sarebbe stata la mia vita. Presi infatti lezioni private di pianoforte e successivamente frequentai dei corsi serali al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con il Maestro Bendinelli.

Dici di amare i cantautori italiani (ma non tutti…), la musica classica e Kurt Weill. C’è un artista (o anche più di uno) che ha influenzato in modo particolare la tua formazione musicale?
Forse Claudio Baglioni. Lo ascoltai (ma anche ora sono un suo grande estimatore) tantissimo. Amo ovviamente altri artisti del panorama italiano e non solo. Ma forse, se dovessi infilare nell’ipod una playlist, ci metterei J.S. Bach, qualche notturno di Chopin, Kurt Weill e Puccini. Amo la musica classica in modo smisurato. In assoluto, è il genere musicale che più ascolto. Kurt Weill, se vogliamo, fu uno dei primi cantautori…

Corrado Coccia

Cosa rappresenta per te la dimensione live?
Ovviamente rappresenta molto, perché mi da la possibilità di leggere negli occhi delle persone se hanno recepito o meno il mio messaggio. Forse è una dimensione fondamentale. Amo esibirmi nei posti piccoli, dove hai le persone addosso. Mi piace sentire i loro sospiri e le loro emozioni. Ultimamente però, per essere onesti, mi piace molto rinchiudermi nel mio, o nello studio del mio produttore Roberto Arzuffi, per cercare di sperimentare su di me. In altre parole, se arriva una buona idea, amo starmene lì per ore per cercare tante soluzioni armoniche. Sto diventando un cantautore “casalingo“.

In passato ti sei cimentato anche con la scrittura letteraria, pubblicando un racconto natalizio intitolato Con gli occhi di un bambino. Un episodio destinato a rimanere tale o che avrà un seguito?
All’ultima domanda non saprei cosa rispondere… Sarà la provvidenza a dire se vi sarà un seguito o se perderò “il vizio”. Penso di aver scritto semplicemente un piccolissimo racconto natalizio dedicato ai bambini, o a chi come me, diventa un ragazzino incantato davanti alle luminarie perché amante smisurato delle festività. Una cosa è certa: mi sono divertito! Avevo solo il pensiero delle parole.

Cosa c’è nel futuro di Corrado Coccia?
Il futuro è ricchissimo di buoni propositi. Non posso svelare ahimè cosa stia bollendo in pentola, ma la pentola vi assicuro, è molto piena di prelibatezze! Resta da capire se il cuoco, sarà in grado di cucinare un buon piatto.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome