VENEZIA 74. Ryuichi Sakamoto: Coda. Suoni di una vita

Sakamoto spiega da dove gli arriva la musica: dal passato, dal presente, dal futuro

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Ryuichi Sakamoto: Coda, il docu fuori concorso di Stephen Nomura Schible, prende in contropiede. Ti aspetti un’apertura sulle note di Merry Christmas mr Lawrence (Furyo), ma le hai solo in un concerto contro il nucleare. Ti aspetti la ricostruzione dell’Oscar per le musiche di L’ultimo imperatore, e hai anche quelle, ma legate ad aneddoti teneri, curiosi, colti, en passant accanto alla notizia che Sakamoto ha avuto un cancro, ne è uscito e valuta quanta vita gli resti con la curiosità che lo spinge dai tempi della Yellow Magic Orchestra. La musica è tutto in questo documentario, ma non solo quella composta, eseguita, ricordata: c’è tanta musica mostrata nell’atto della scoperta, lo studio della malinconia che si cela in Bach, registrazioni di acqua che cola nei ghiacci artici come come di archetti di violino che sfiorano piatti di batteria. Sakamoto è curioso, umile e creativo, ma più che il protagonista del docu sembra un ospite discreto che ti guida a una camera delle meraviglie. Per esempio, come suonerà (e cosa suonerà) un pianoforte annegato nello tsunami che aveva investito la centrale di Fukushima? Come si fa a dire no a Bertolucci che ti chiede di cambiare in corsa una registrazione? Come si trovano similitudini tra l’elettronica a grappoli di note e la disco anni Ottanta? Com’è il rumore della pioggia su un secchio di plastica?

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