Il 26 marzo 1887 a Rivarolo vicino a Genova nasce Lyda Borelli da una famiglia di attori teatrali. Giovanissima debutta sul palcoscenico al fianco di Eleonora Duse ed Emma Gramatica e ben presto diventa “prima donna” nella compagnia di Ruggero Ruggeri. Nel teatro italiano grazie alla sua recitazione brillante di derivazione francese l’ attrice dimostra grandi capacità sia in ruoli decadenti come nella Salomè di Oscar Wilde sia in quelli passionali e patetici. Nel 1913 a Milano è attratta dal cinematografo e debutta come protagonista in Ma l’amore mio non muore prodotto dalla Gloria Film per la regia di Mario Caserini (in cartellone mercoledì 6 settembre con accompagnamento musicale dal vivo di Antonio Zambrini). Il successo che la pellicola riscuote è enorme e la Borelli vestita con abiti lussuosi muovendosi in scena con atteggiamenti dannunziani è da considerarsi l’esempio di uno dei primi fenomeni di divismo italiano. La stampa battezza per lei il verbo borelleggiare che sta a indicare un modo particolare di recitare copiato poi da molte altre sue colleghe. La diva rivoluziona così i canoni della bellezza femminile non più basata solamente sulle forme prosperose, ma semplicemente sull’eleganza del portamento. Seguono poi altri successi quali La donna nuda del ’14 per la regia di Camine Gallone (mercoledì 13 con accompagnamento musicale di Francesca Badalin), storia di un modesto pittore che diventa famoso con il ritratto dalla moglie e Rapsodia satanica di Nino Oxilia del 1915, (mercoledì 20 ancora con l’accompagnamento di Francesca Badalin), un film muto rarissimo incentrato sul patto stipulato da una signora dell’alta borghesia con Mefisto per rimanere sempre giovane, con le musiche scritte da Pietro Mascagni. Nel 1918 Lyda Borelli sposa il conte Vittorio Cini ritirandosi dal cinema per vivere in un principesco palazzo veneziano sul Canal Grande. Le cronache dell’epoca affermano che suo marito tenterà poi di far distruggere tutte le copie dei film da lei interpretati. Grazie alla Fondazione Cineteca Italiana oggi possiamo rivedere queste pellicole sopravvissute, testimonianze di un’epoca e di un costume.







































