VENEZIA 74. Loving Pablo. Voglia d’Escobar

La ballata del narcotrafficante raccontata dall'amante

0

Loving Pablo (fuori conconcorso a Venezia 74) di Fernando Leòn de Aranoa, è un titolo fuorviante perché monco: quello intero, quello del libro da cui è tratto, firmato dalla giornalista Virginia Vallejo, era Loving Pablo, Hating Escobar, amare Pablo, odiare Escobar la Vallejo, star della tv colombiana, amò l’uomo ma finì con l’odiare il trafficante, perché stare con Escobar significava essere coperta di soldi quando era in auge e finire respinta come una lebbrosa quando l’astro cominciò a  tramontare. Tra il primo incontro con un emissario della DEA, l’antidroga americana, e il finale in cui la signora praticamente rivela, anche per gelosia, all’uomo della DEA il metodo per prendere l’imprendibile capo del cartello di Medellin, c’è la solita storia del panciuto, cafone, feroce e megalomane capo di un cartello di narcotraffico che aveva avuto l’intelligenza di capire che per lavorare in pace nell’illegalità, e cioè controllare un governo in sudamerica, non bastava corromperlo: doveva diventare IL governo. Escobar arrivò fino in Parlamento, ma aveva il vizio di far uccidere in maniera eclatante gli avversari. Il resto, a parte il tentativo di bloccare il meccanismo di estradizione dei capi dei cartellii negli Stati Uniti, è la solita telenovela del delinquente che si fingeva Robin Hood per usare il sottoproletariato che gli faceva da esercito compiacente. Comunque in questa variante Ecobar è così uomo di panza da avere in bella mostra una pancia finta. Forse è la metafora stessa del film. Ma che ci fa in un festival?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome