VENEZIA 74. Sweet Country. Western agli antipodi

Australia amara per gli aborigeni trattati come gli indiani dei western

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La “dolce terra” del titolo, Sweet Country (Venezia 74 in concorso, firmato dal regista aborigeno Warwick Thornton), è una battuta non ironica detta da un tutore della legge, un sergente coriaceo che insegue a cavallo tra il bush e il deserto un anziano mandriano aborigeno in fuga (a piedi, con una donna) dopo aver ucciso un farmer pazzo e prepotente. Il farmer era un reduce della prima guerra mondiale, era andato all’assalto della casa del mandriano con un fucile da guerra a baionetta inastata e gli aveva intimato di “riconsegnare i prigionieri”. Qui finiscono le sorprese di questo western australiano ambientato negli anni 30. I coloni sembrano tutti rozzi e pazzi, gli aborigeni prendono il posto dei pellerossa (alcuni servi integrati e maltrattati, altri combattuti come animali allo stato brado), i paesi hanno un saloon e una prigione, i processi si tengono all’aperto e il pubblico usa sedie a sdraio delle proiezioni dei film muti itineranti, Sam Neill sembra l’unico ad avere una fede religiosa, un giudice vagante rende giustizia nonostante l’ostilità forcaiola dei coloni. Con tutta la buona volontà sembra un film già visto riambientato (ma neanche tanto) in un altro continente…

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