Jack Savoretti: «Non faccio musica perché piaccia a tutti»

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Come racconto spesso, scrivere di musica per me è un privilegio. Ancora di più lo diventa se in un caldo pomeriggio di settembre incontri uno dei cantautori più promettenti della nuova generazione, Jack Savoretti. Il cantautore britannico di origini italiane è qui in Italia per Together Here We Are, lo spettacolo che vede Elisa protagonista all’Arena di Verona per il ventennale della sua carriera. Un bellissimo duetto quello di ieri sera su due brani, The Other Side Of Love e Sailing, un incontro che è stato un coronare un rapporto di stima reciproca dopo vari incontri negli anni passati.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con lo stesso Jack prima che salisse sul palco: sorridente e rilassato, concede alcuni scatti e poi, con aria dolce e pacata, ha iniziato la chiacchierata con noi.

Partiamo da questa esperienza qui in Arena con Elisa. Com’è nata questa collaborazione e questa stima artistica reciproca e cosa provi ad essere qui questa sera davanti al pubblico italiano che ormai ha imparato a conoscerti?

Non voglio dire che sia una chiusura del cerchio, perché sembra una cosa finita, però di sicuro un bel passaggio. Tre anni fa la prima persona in Italia musicista e artista che mi ha accolto ed invitato a suonare è stata Elisa ed è stato proprio qui all’Arena di Verona. Ancora adesso non ci conoscono in tanti ma lì veramente no ci conosceva nessuno. E mi ha invitato qui a suonare una canzone di Lucio Battisti con lei in questa Arena magnifica, spettacolare. Quindi essere qui 3 anni dopo con un po’ dei nostri amici italiani, essere invitato alla serata acustica che è di un’eleganza che solo potrebbe creare, è una cosa di cui sono molto fiero, orgoglioso e grato perché non è da tutti i giorni artisti a suo livello che sono così disponibili ad aprire le porte a persone come me ancora adesso ma specialmente tre anni fa, nessuno ci aiutava per niente.

Credo che ci siano fra voi delle affinità artistiche, come ad esempio la raffinatezza e l’approccio alla musica, oltre all’amore di Elisa per la tua madrelingua. Questo anche ha aiutato nel vostro lavorare insieme?

Totalmente. Ho avuto molta fortuna in questa cosa, abbiamo molto in comune. Io sono inglese sono nato in Inghilterra, sono un artista inglese però ho questo amore per l’Italia, me la sento molto come casa. Elisa è un’artista italiana, nata in Italia che ha un grande amore per la musica inglese e americana. In questo abbiamo una specie di Yin e Yang, approccio alla nostra musica, alla nostra personalità,alle nostre vite, alla nostre culture, a quello che ci piace. Tutto è abbastanza naturale, dal primo giorno che ho conosciuto Elisa, non so se sia reciproco lo stesso feeling, però c’è stato subito questo senso di conoscenza e amicizia.

Hai spesso espresso di apprezzare molto il nostro cantautorato italiano, come ad esempio De Andrè e De Gregori. Hai mai pensato di comporre qualcosa in italiano in un futuro, data la tua padronanza della lingua?

In un futuro non lo so, presente ti dico no perché non ho ancora la padronanza che mi piacerebbe avere. Io dico sempre che è facile in italiano scrivere una canzone del cavolo, difficile è scrivere un gran bel pezzo. E si vede perché non è che escano tutti i giorni i De Gregori, i Dalla, i Guccini o i De Andrè. Allora questo mi tiene un po’ indietro, vorrei avere una padronanza del linguaggio che mi permettesse di esprimermi ad un livello che adesso non ho.

Cosa pensi che piaccia di più della tua musica? che per esempio in Italia non ha un impatto immediato a causa della lingua… Cosa arriva di più? la voce, l’armonia…

Non so… credo che in me personalmente, niente colpisca subito. Sono una persona che bisogna conoscere. Quello che spero è che sia una musica di cui devi conoscere tutti i dettagli prima di decidere.Non è fatta per essere veloce, non è un “big mac”. Voglio che sia interessante, non per tutti. Poi se piace a qualcuno bene, se non piace va bene comunque. Non faccio musica perché piaccia a tutti, quindi se ti piace è una cosa tua. Voglio che piaccia, ma non voglio che piaccia a tutti per forza. Quando piace sono affascinato e contentissimo, ma non lo faccio perché piaccia a tutti, non so se mi spiego (ride, ndr).

Hai iniziato a suonare la chitarra a 16 anni, che secondo alcuni canoni potrebbe essere addirittura tardi come età. Come mai proprio la chitarra?

Tanti me lo dicono ma non secondo me. All’inizio era la batteria, io non me ne fregavo niente della musica anzi a scuola mi chiedevo perché dovessimo sprecare un’ora a settimana un flauto quando non avrei mai suonato in vita mia un flauto. E invece sono entrato in un’aula di musica e c’era questa  batteria bianca e mi sono innamorato. Non sognavo altro, e pensavo “non so cos’è quello ma voglio sedermi dietro a quell’affare lì e vedere che rumore fa”. Poi mi sono un po’ annoiato della batteria, a aspettare tutti i miei amici che accordavano la chitarra, quando andavamo in giro avevano sempre tutti la chitarra. Era un periodo in cui avevo avuto un buon voto in poesia e è stata mia madre inizialmente che mi ha detto “perché non metti la musica dietro queste poesie?”. E poi quando ho preso la chitarra in mano ho cercato inizialmente di imparare le canzoni degli altri ma ero un cane, e mi veniva più facile inventare una canzone mia che imparare quelle degli altri. Agli inizio dicevo ai miei amici che erano canzoni di altri, di qualche gruppo che ascoltavamo. Poi quando vedevo che gli amici non se ne accorgevano e non faceva schifo allora ho deciso fargli capire che erano mie.

La prima canzone in assoluto che hai scritto?com’è nata?

Mi ricordo di cosa parlava. Di una stagione, l’autunno…Era un compito per scuola. Allora c’era questo tappeto di foglie a casa e ho deciso di scrivere su questo. Ma non mi ricordo nemmeno una singola nota o parola.

Come nasce una canzone di Savoretti?

Non lo so. Di solito basta un accordo, o tre 4 al massimo al pianoforte o alla chitarra. Ci sono delle note che ti fanno pensare ad una certa cosa, poi arrivano la musica e la melodia. Ogni volta è diverso.

Hai già qualcosa di nuovo in cantiere, dopo Sleep no more dello scorso anno.

Si sto componendo ma queste canzoni hanno ancora tanta vita. Gli album sono troppo usa e getta in questi giorni quindi finché queste canzoni fanno parte della mia vita mi piace cantarle. Quando la mia vita cambia scriverò altro.

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