Visto in anteprima il film sui Black Sabbath che sarà al cinema solo per un giorno

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Black Sabbath

I Black Sabbath anticonformisti lo sono stati fino all’ultimo: avrebbero potuto scegliere di andare avanti ancora un anno, festeggiando così la cifra tonda dei 50 anni di carriera. Invece hanno detto stop il 4 febbraio 2017, fermandosi quindi a quota 49. Quella sera il gruppo si è esibito a Birmingham, la città dove tutto era iniziato nel 1968: era l’81esimo concerto del The End Tour, uno show momumentale col quale hanno fatto calare il sipario definitivamente sulla loro carriera. Ma non sulla loro storia, perché le canzoni restano e tanta gente continuerà ad ascoltarle.
Ora per i fan c’è un’ultima grande occasione per “incontrare” quella che alcuni ritengono la più grande band metal di tutti i tempi: il 4 ottobre, per un giorno soltanto, arriva nelle sale cinematografiche Black Sabbath – The End of the End, film basato sul concerto di Birmingham e arricchito da interviste con i tre membri originari Ozzy Osbourne, Tony Iommi e Geezer Butler. Il quarto, il batterista Bill Ward, invece non ne ha proprio voluto sapere di rimettersi in pista.
Il film riesce a raggiungere lo scopo di avvicinare i fan alle emozioni più intime vissute dalla band nel corso dell’ultimo concerto. Le prime immagini sono quelle di una fonderia di Birmingham, città industriale nell’Inghilterra Centrale, là dove tutto è nato quasi mezzo secolo fa. I Black Sabbath alla loro città sono legatissimi, al punto che quando gli domandano se per loro è più importante la band o l’Aston Villa, la locale squadra di calcio, Iommi risponde sicuro senza fare una piega: «L’Aston Villa, non c’è dubbio!».
Ozzy come da copione è fuori come un balcone. Non si capisce una parola quando parla (ma non preoccupatevi, il film è sottotitolato), però canta bene. E come al solito va giù diretto quando gli pongono delle domande: «Ci hanno fatto aspettare 10 anni per inserirci nella Rock’n’roll Hall of Fame. Ma non ce ne frega un cazzo. A noi l’unica cosa che interessa davvero sono i fan, sono loro che comprano i gadget e i dischi».
Poi rivelano che nel 2013, durante le registrazioni di 13 (che in realtà è il loro 19esimo album in studio), a Tony diagnosticarono una leucemia. Ma lui volle spendere tutte le energie che gli restavano per completare quel lavoro. Sarà anche per questo che alla fine è finito direttamente al primo posto nelle charts britanniche (era dai tempi di Paranoid che non succedeva).
Gli aneddoti sono interessanti, ma per chi ama il genere la musica lo è ancora di più. Il grande sabba inizia con il pesante riff di chitarra di Black Sabbath (brano datato 1969) e prosegue con una scaletta fatta soltanto di grandi successi, da Iron Man a War Pigs, da Sweet Leaf a N.I.B. (era il soprannome di Bill Ward) a Paranoid, che è un po’ il marchio di fabbrica: «I primi anni la facevano due volte, a inizio e a fine concerto».
Ci sono pure due brani non proposti durante un tour, che suonano in studio tre giorni dopo lo show, Wizard e Wicked World. E qui c’è spazio per un’altra piccola gag tra Toni e Geeser, che sono amici per la pelle e sul palco hanno un’intesa davvero fantastica. Domanda uno: «A che ora arriva Ozzy». Risponde l’altro: «Alle 4 meno 5». «Come mai non dici alle 4?». E l’altro: «No, lui arriva alle 4 meno 5. Altrimenti non sarebbe Ozzy».
Grazie a bellissime riprese in alta definizione, il film riesce a coinvolgere chi è in sala e a restituire tutto il calore di una esibizione spesso davvero emozionante. Dicono i tre in coro: «Tornare a casa dopo tutti questi anni è stato qualcosa di speciale. È stato difficile dire addio ai fan, che ci hanno seguito per tutto questo tempo. All’inizio della nostra carriera non ci saremmo mai potuti immaginare che saremmo tornati, 49 anni dopo, proprio qui a casa nostra per il nostro ultimo spettacolo».
Insomma, The End of The End è un appuntamento da non mancare in primis per i fan dei Black Sabbath, ma anche per chi ama l’heavy metal, genere di cui hanno contributo non poco a gettare le fondamenta.
Questa è l’ultima occasione di ascoltare un concerto dei Black Sabbath. Come spiega Ozzy: «What a journey we’ve all had. It’s fucking amazing». È l’atto finale di una delle più grandi band metal di sempre.
Un’avvertenza per chi il 4 ottobre andrà al cinema: non scappate via quando iniziano a scorrere i titoli di coda: c’è ancora una buona mezz’ora di “extra”, con altri pezzi e lunghi scampoli di intervista non inseriti nel film. Lars Ulrich dei Metallica è solito ripetere: «Se non ci fossero stati i Black Sabbath non ci sarebbero stati i Metallica… e io avrei continuato a distribuire giornali»

Ecco il trailer di Black Sabbath – The End of the End

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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