Un progetto discografico particolare che offre diversi spunti interessanti. Novilunio è il secondo album del violoncellista albanese Redi Hasa e della cantante salentina Maria Mazzotta, prodotto da Alberto Fabris e registrato negli studi inglesi della Real World.
Un album vario, composto da otto canzoni inedite, un brano della tradizione albanese e uno di quella italiana, non facile da apprezzare al primo colpo. Per farlo conoscere il duo parte in tour il 19 novembre dal Centro Culturale Candiani di Mestre (Venezia), con tappa il 20 alla Salumeria della Musica di Milano in occasione della “Milano Music Week”, ma già il primo dicembre la musica di Hasa-Mazzotta varca i confini nazionali per suonare a La Citè Miroir di Liegi (Belgio) e il 2 al Theatre Molière di Bruxelles, per tornare poi in Italia il 7 dicembre al Teatro Koreja di Lecce, il 22 al Folk Club di Torino, 18 Gennaio alla Sala Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 19 aprile al Teatro dei Rinnovati di Siena, ma il calendario si sta componendo giorno per giorno e altri luoghi saranno toccati.
La partenza dell’album con È tiempu collocherebbe la proposta nel filone folk tradizionale con la classica tarantella, ma già nella successiva Aux Souvenirs si passa alla lingua francese con la parte di violoncello più presente e in Capufrisca si uniscono ritmi arabi a quelli del Salento.
La melodia italiana prende il sopravvento nella canzone che dà il titolo all’album, ma anche qui nulla è scontato, con intrecci vocali e una tromba che prende molto spazio. Non a caso le canzoni proposte ruotano attorno al tema dei migranti.
Il violoncellista albanese Redi Hasa suona spesso nell’organico di Ludovico Einaudi e perfino Robert Plant lo ha voluto nel suo ultimo disco, per parte sua Maria Mazzotta ha contribuito a far conoscere la musica del Salento con il Canzoniere Grecanico Salentino. All’album partecipano Bijan Chemirani (bendir, daf, zarb, cymbals) dall’Iran e Mehdi Nassouli (guembri, karkabs, bendir, tarr, voce) dal Marocco.
Hasa e Mazzotta hanno esordito nel 2014 con il disco Ura, creando un ponte di collegamento con culture distanti. Non originalissimo, ma in un periodo in cui le possibili convergenze tra le culture occidentali e arabe sono messe in gran difficoltà, questo progetto assume ancor più significato.
Un album vario, composto da otto canzoni inedite, un brano della tradizione albanese e uno di quella italiana, non facile da apprezzare al primo colpo. Per farlo conoscere il duo parte in tour il 19 novembre dal Centro Culturale Candiani di Mestre (Venezia), con tappa il 20 alla Salumeria della Musica di Milano in occasione della “Milano Music Week”, ma già il primo dicembre la musica di Hasa-Mazzotta varca i confini nazionali per suonare a La Citè Miroir di Liegi (Belgio) e il 2 al Theatre Molière di Bruxelles, per tornare poi in Italia il 7 dicembre al Teatro Koreja di Lecce, il 22 al Folk Club di Torino, 18 Gennaio alla Sala Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 19 aprile al Teatro dei Rinnovati di Siena, ma il calendario si sta componendo giorno per giorno e altri luoghi saranno toccati.
La partenza dell’album con È tiempu collocherebbe la proposta nel filone folk tradizionale con la classica tarantella, ma già nella successiva Aux Souvenirs si passa alla lingua francese con la parte di violoncello più presente e in Capufrisca si uniscono ritmi arabi a quelli del Salento.
La melodia italiana prende il sopravvento nella canzone che dà il titolo all’album, ma anche qui nulla è scontato, con intrecci vocali e una tromba che prende molto spazio. Non a caso le canzoni proposte ruotano attorno al tema dei migranti.
Il violoncellista albanese Redi Hasa suona spesso nell’organico di Ludovico Einaudi e perfino Robert Plant lo ha voluto nel suo ultimo disco, per parte sua Maria Mazzotta ha contribuito a far conoscere la musica del Salento con il Canzoniere Grecanico Salentino. All’album partecipano Bijan Chemirani (bendir, daf, zarb, cymbals) dall’Iran e Mehdi Nassouli (guembri, karkabs, bendir, tarr, voce) dal Marocco.
Hasa e Mazzotta hanno esordito nel 2014 con il disco Ura, creando un ponte di collegamento con culture distanti. Non originalissimo, ma in un periodo in cui le possibili convergenze tra le culture occidentali e arabe sono messe in gran difficoltà, questo progetto assume ancor più significato.







































