Possibili Scenari è il capolavoro di Cesare Cremonini

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Milano per Gaber
Foto di Giovanni Gastel

Quando ho ascoltato Possibili scenari di Cesare Cremonini, me lo sono immaginato per un attimo nella scena finale di Bastardi senza gloria, quando il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) – dopo aver inciso una svastica sulla fronte del colonnello Landa per far sì che nessuno possa dimenticare che è stato un nazista – dice “questo è il mio capolavoro” in riferimento al fatto che le incisioni precedenti non gli erano riuscite tanto bene e quella più importante, invece, sì. Alcuni hanno individuato un doppio senso in questa frase, e cioè un’implicita dichiarazione di Quentin Tarantino che in qualche modo ci ha provato a dire che quello è stato il suo film migliore.

Ovviamente non ho immaginato Cesare Cremonini in giro con il coltello a fare lo scalpo ai nazisti, ma l’ho immaginato davanti alla sua ultima fatica -termine non casuale –  a dirsi che questo doveva essere davvero il suo capolavoro. Lo aveva già detto in più interviste che avrebbe voluto fare il disco migliore della sua carriera, ma ora non può ammetterlo così a cuor leggero e dunque ci pensiamo noi a dirlo al suo posto: questo è il miglior lavoro di Cesare Cremonini da quando ha registrato la prima canzone.

(Per lavoro intendiamo album e ci sentiamo in diritto di chiamarlo così perché Cremonini è uno dei pochi che fa ancora album e non playlist/accozzaglie di vario genere. Nessun pezzo di questo disco starebbe bene all’interno di Logico e viceversa. Questo non toglie valore al lavoro, ma lo amplifica.)

Ma in cosa è cambiato Cremonini da Logico a qui? In tutto. Questo “tutto” nasce dall’esigenza artistica di accantonare un grande successo e inventarne un altro: prima imparare le regole e poi scardinarle. Il produttore Walter Mameli – racconta Cesare – è stato lì vigile, a captare ogni possibile segnale di riavvicinamento rispetto al lavoro passato e il sunto è che Cremonini ha evitato le scelte facili e immediate e si è buttato sul difficile.

Non gioca più nel campionato di chi deve arrivare tra i primi, ma di chi deve arrivare primo. Chiaramente non è una gara (per fortuna), ma il senso è che con questo disco Cremonini ci ha regalato dieci canzoni con la C maiuscola. Canzoni solide, con una loro struttura, una loro logica, destinate a restare e incidere sul panorama musicale futuro per dire che non esiste solo accontentarsi, ma anche osare, puntare alto, essere ambiziosi e reggere le proprie ambizioni.

In sede di presentazione si è parlato molto di un tentativo di alzare l’asticella, di annullare gli algoritmi sui quali si costruisce la musica oggi e di cambiare. Perché se nessuno fa niente di diverso, quando si cambiano le cose? Così Cremonini tira una riga, conferma il suo status di artista libero, e mette su in fila dieci pezzi. Il più breve dura 4 minuti e 10 secondi, il più lungo supera i 7 minuti e le canzoni non sono così immediate come le radio vorrebbero. Per di più come primo singolo ci mandano Poetica, che è quello che ci mette di più a carburare, e questo significa che si son messi a sfidare le regole. Ma hanno vinto.

A partire proprio da Poetica, che nel suo essere un brano lento è così mastodontico e avvolgente che pur non essendo predisposto per essere un singolo, lo diventa da solo per quanto è forte e con le spalle larghe. E così scorrono tutti gli altri brani: nessun pezzo segue le logiche del mercato, ma tutti potrebbero diventare dei potenziali singoli. E qui viene la magia di Cremonini, che riesce sempre a confluire in ogni canzone la sua libertà artistica, il suo ventaglio di musiche così ampio e la capacità di essere accessibile a tutti.

Dunque perché questo lavoro è meglio degli altri? Perché non scomparirà e avrà la capacità di prendere valore nel tempo, come un oggetto storico. Avrà, forse, la forza di farci dire tra cinquant’anni quel “ma te lo ricordi Possibili Scenari, che pietra miliare in quel tempo” che ora potrebbe essere un azzardo da dire. O forse no.

La verità è che questo disco è disarmante, perché è così ricco e pieno di roba bella che noi alle cose belle e ricche non siamo più abituati e dovremmo ricominciare a farne il pieno. Abbiamo bisogno dell’arte che resta o che prova a restare. Se Possibili Scenari resterà non lo sappiamo (ma ce lo auguriamo). Ciò che sappiamo è che Cremonini ha lavorato in quella direzione lì e quando è da solo, nella sua camera, con la luce spenta e lontana dai microfoni, può travestirsi da Brad Pitt e dal tenente Aldo Reine, pulire il coltello e dirsi che questo è il suo capolavoro.

A questo punto vi riproponiamo la nostra videointervista.

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Chiudiamo, per chi non l’avesse già vista nell’articolo pubblicato ieri, con una fantastica fotogallery  con immagini realizzate dal maestro della fotografia Giovanni Gastel.

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