Ci sono dischi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del rock: uno di questi è l’album d’esordio dei Roxy Music, uscito il 16 giugno 1972.
Disco davvero epocale: dalle parole iniziali del primo brano, Re-Make/Re-Model: “I tried, but I could not find a way, looking back all I did was look away”, fino all’ultima frase di Bitters End, l’ultima traccia (Should make the cognoscenti think) fu subito chiaro che il debutto dei Roxy Music non era un album come gli altri.
Nel momento in cui venne pubblicato, la band aveva all’attivo non più di 10 concerti e le loro canzoni non si somigliavano minimamente l’un l’altra, tanto che i critici musicali non seppero come inquadrarli. Come scrisse Richard Williams sul Melody Maker: “se i Roxy Music si affermeranno, potrebbero essere una delle storie di successo dei nostri tempi”.
45 anni dopo, grazie al supporto della band, possiamo ascoltare l’album così come i Roxy l’avevano concepito e sviluppato. Il cofanetto che sarà pubblicato il 2 febbraio offre una visione elettrizzante di quel che erano i Roxy Music nel 1971/1972, cominciando dal demo che attirò l’attenzione del giornalista Richard Williams e che alla fine li fece firmare con la Island Records.
Il cofanetto contiene anche le John Peel BBC Sessions, durante le quali il gruppo affinò la propria tecnica prima di incidere l’album di debutto. Il secondo Cd testimonia il metodo di lavoro in studio dei Roxy Music. Oltre al primo singolo Virginia Plan, ci sono versioni alternative per ogni traccia dell’album. Queste nuove versioni sono state mixate da Frank Arkwright negli Abbey Road Studios.
Il DVD include promo e passaggi alla BBC, un raro viedo girato al Bataclan Club di Parigi nel novembre del 1972, l’unico reperto video di questa line up in concerto. Il cofanetto è arricchito da un libro di 136 pagine con molte fotografie rare e inedite, e un saggio del già citato Richard Williams.
Ricordando quei giorni, il chitarrista Phil Manzanera ha detto: “a 21 anni il mio sogno divenne realtà, registrando quest’album con questi talentuosi compagni. Un periodo magico, una musica magica”.
Gli fa eco il sassofonista Andy Mackay: “alla fine del 1971 Roxy era il nostro laboratorio artistico. Il posto dove ci scambiavamo i sogni e le idee liberamente e dove creammo ed esplorammo una nuova frontiera musicale. Entrammo in studio con un intero album già in testa (e metà del successivo) e ci mancava solo l’incisione per iniziare… nessun album fu mai più così semplice da realizzare!”
Paul Thompson, batterista: “Il primo album dei Roxy Music è stata la mia opportunità di essere creativo. Non ero abituato a questa line-up, lavoravo in band basate sulla chitarra ma ho sempre voluto allargare i miei orizzonti e questa fu la mia chance. Una pietra miliare della storia del pop!”
Bryan Ferry: “Non ci siamo mai sentiti accettati. Capisco che la vecchia guardia si sia sentita minacciata dalla nostra musica, perché era piena di idee e di energia. È stato difficile farlo funzionare negli anni senza essere uno di loro. “Loro” erano sempre diversi, ma noi non ne siamo mai stati parte. È stato un trionfo rimanere sani di mente. O più o meno sani. Siamo parte di tutto ciò, in qualche modo, ma ne siamo fuori.”







































