Che fai, Emma, copi gli U2?

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Emma

Emma Marrone per completare il suo nuovo album è andata a New York. Ma si sarebbe potuta risparmiare un bel po’ di chilometri andando nella più vicina Dublino. Infatti dopo vari ascolti de L’isola, il primo singolo tratto dall’album Essere qui, che uscirà il 26 gennaio (lo ha annunciato sui suoi social pochi attimi dopo la mezzanotte di San Silvestro), paiono molto evidenti i richiami a uno dei più celebri pezzi degli U2, Where the Streets Have No Name. Per carità, nessuno parla di plagio, ma le somiglianze sono parecchie: la melodia del ritornello, quell’incedere tipico della batteria, certi arpeggi di chitarra in perfetto stile The Edge. Tutta l’atmosfera è tipica di quel periodo, anni Ottanta, e i richiami all’evergreen degli U2 sono molteplici, anche se tra le due canzoni rimane un abisso sul piano dell’esecuzione e dell’intensità emotiva.
L’isola è stata scritta dal chitarrista-cantautore romano Roberto Angelini e da Domenico “GG” Canu e Marco Baroni, rispettivamente chitarrista e tastierista dei Planet Funk. In sala d’incisione Emma è stata supportata da ottimi musicisti: Paul Turner dei Jamiroquai al basso, Enrico “Ninja” Matta dei Subsonica alla batteria, Adriano Viterbini, già Bud Spencer Blues Explosion, alla chitarra.
Ma tutto lo staff era di prim’ordine: il mix è stato curato dall’ingegnere del suono Matt Lowe (nell’88 affiancò Lauryn Hill nel suo capolavoro The Miseducation of Lauryn Hill). La masterizzazione è stata fatta da Chris Gehringer, già con Rihanna e Lady Gaga. La produzione è stata curata in prima persona dalla stessa Emma in collaborazione con Luca Mattioni, che nel disco suona pure le tastiere.
Il tocco internazionale riguarda anche la parte immagine: il servizio fotografico, e relative foto di copertina, è stato realizzato alla quotata ritrattista Kat Irlin. E il video, affidato alla regia di Lukasz Pruchnik (con Emma Marrone alla direzione creativa), è stato girato a New York, con scene ambientate in vari luoghi iconici, dal Madison Square Park alla metropolitana alla riva dell’Hudson.
Insomma, la cantante nata a Firenze ma cresciuta nel Salento ha giocato tutte le sue carte per regalarsi una dimensione internazionale, puntando su un sound accattivante, molto synthpop, con una ritmica di impronta funk. Peccato sia scivolata sulla classica buccia di banana, con tutti quei richiami, decisamente troppi, a una canzone esageratamente famosa perché potessero passare inosservati. Lo ribadisco: nessuna accusa di plagio. Del resto imparare dai grandi non è un delitto, anzi sarebbe auspicabile. A patto di giocare a carte scoperte, dichiarando fin da subito eventuali “ispirazioni” o “prestiti”. Altrimenti si rischia di passare perlomeno da stolti, cioè da persone che acchiappano più o meno inconsciamente qui e là, senza nemmeno rendersene conto. A questo punto tutto il lavoro fatto viene svilito in modo inesorabile.
Ma ascoltate con le vostre orecchie i due pezzi, così a poter essere liberi di giudicare. Cominciamo con il video de L’isola

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A seguire ecco Where the Streets Have No Name degli U2: se volete andare direttamente al sodo, saltate i due minuti introduttivi…

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

4 COMMENTI

  1. Tutto esatto, ho sentito la canzone per radio, non sapevo ne dell’uscita dell’album eccetera ma dopo 30 secondi mi parso chiaramente di sentire were the streets have non name.
    Solo una cosa che non c’entra nulla con la musica, la citta’ del video mi sembra Chicago e non New York, si vede una sequenza che mi sembra di aver visto nei Blues Brothers, sotto i ponti della metropolitanas appunto di Chicago, 🙂

  2. Non solo tutto esatto, ma addirittura c’è di più…il brano si trasforma e diventa, senza pudore, Everything now degli Arcade fire…non riesco a toglierlo dalla mente…a volte alcuni artisti farebbero meglio a riposare se non hanno qualcosa di originale da comunicare..

  3. Grazie a Dio Domenico … pensavo di essere l’unico ad essersene accorto.
    Se quello agli U2 possiamo chiamarlo “tributo” (!) visto che non è palesemente identica, lo stesso non si può dire di Everything now. Quello è plagio puro, manco si sono degnati di modificare il pre-coro con il flauto! Indecente!

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