Voci per la Libertà: Amnesty, un disco e un libro

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La copertina del libro "Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty"

“Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Se poi questi principi possono anche essere messi in musica e cantati alla gente, meglio ancora.

Sono passati venti anni da quando un gruppo di ragazzi, attivisti di Amnesty International, in un piccolo paese del polesine veneto, Villadose, decisero di inventarsi un concorso per canzoni legate ai diritti umani. Un palco, dei presentatori, un impianto efficiente, una piccola sagra nel giardino della chiesa, le porte aperte a tutti, cantautori, gruppi, purché con qualcosa da dire.

“Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”. L’idea piacque e fu portata avanti con l’aiuto di amici e sostenitori, fino a crescere al punto che Amnesty Italia decise di aggiungervi un proprio premio nazionale, ad artista noto e con largo seguito che avesse promosso e dato voce con una propria canzone ai diritti degli ultimi, delle vittime del mondo, dei bistrattati dai regimi del pianeta.

La storia di “Voci per la Libertà (VxL)” è diventata ora un libro pubblicato da Apogeo Editore (18 euro), che raccoglie memorie e testimonianze di protagonisti di questi venti anni, seguendo il filo costruito nel tempo tra il piccolo parco di Villadose, dove i nazisti compirono l’ultimo eccidio nel 1945, e Rosolina Mare, che ha ospitato le ultime edizioni.

“Il libro che avete in mano – racconta il direttore artistico e ideatore della manifestazione, Michele Lionello – racconta con testi e immagini, con interviste e le istantanee più siggestive, l’avventura umana di un gruppo di visionari che adesso, a distanza di venti anni, vedono colmata una piccola parte del loro impegno e che intendono realizzare questa pubblicazione come tappa, e non certo come punto d’arrivo, di un cammino condiviso con tante persone che hanno creduto nel tempo alla loro proposta”. La manifestazione ha prodotto – spiega il portavoce di Amnesty Riccardo Noury – delle “zone di conforto”, luoghi in cui respirare un’aria pulita, ambienti dove la parola “diritti” non è un’intrusa né portatrice di minacce”.

L’idea del festival – ricorda Giovanni Stefani – nacque quasi per caso in un bar davanti a una birra, cercando un modo per celebrare i 50 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il sostegno dell’amministrazione comunale, in particolare di Mirella Zambello, allora assessore, poi sindaco, fu determinante per raccogliere le forze necessarie a dar vita al progetto. Doveva essere una cosa estemporanea, ed è ancora in vita, dopo aver portato davanti a un pubblico decine di gruppi, cantautori, musicisti emergenti, e grandi autori e interpreti della canzone italiana, premiando l’impegno artistico e la sensibilità sociale di Daniele Silvestri, Ivano Fossati, Modena City Ramblers, Paola Turci, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Enzo Avitabile, Francesco Guccini, Mannarino, Edoardo Bennato, Nada, ciascuno dei quali ha lasciato nel libro un proprio ricordo, legato alla partecipazione, al premio e alle canzoni che scrissero attingendo alla realtà quotidiana, non senza polemiche, a volte anche feroci nei loro confronti da parte di frange della società.

Ivano Fossati (c) Foto di Giò Alajmo

Premiati, ospiti, organizzatori, giurati, attivisti, artisti, registi, fotografi, ciascuno ha lasciato un pezzo di storia, senza retorica, senza celebrazioni, semplicemente ritrovando il sapore di una manifestazione nata dalla gente per la gente.

“La consegna del premio non la dimentico di certo – scrive Ivano Fossati, premiato nel 2004 per “Pane e coraggio” -: un piccolo paese, Villadose, provincia di Rovigo. Un palchetto sotto agli alberi, un pianoforte, un tentativo di soundcheck nel pomeriggio afoso. Il parroco che proprio allora decide di suonare le campane a distesa. Un cane che fiuta le gambe del pianoforte con intenzione. Più in là poche galline che razzolano fra aiuole e terra battuta. Incuranti, come gli umani accaldati di passaggio. Dimenticavo, le zanzare. Qual pomeriggio non mi sono sentito a disagio neanche per un attimo. Ero felice di essere lì. Il Premio in fondo creava il presupposto che avessi fatto qualcosa in più di quanto potessi aspettarmi io stesso”.

Il libro raccoglie queste testimonianze e ricostruisce una manifestazione che nel tempo si è ampliata fino ad accogliere, mostre, momenti artistici, percorsi didattici, serie di concerti, allestimenti creativi, presentazioni di libri e film nel segno delle infinite battaglie per i diritti umani negati nei più diversi modi e nelle più diverse aree del mondo da quelle lontane e degradate a quelle più insospettabili magari dietro al giardino di casa.

Al libro, pubblicato alla fine del 2017, si aggiunge come ogni anno il disco che raccoglie i frutti musicali dell’ultima rassegna di “Voci per la Libertà” sul palco di Rosolina, con le canzoni della vincitrice del premio Amnesty Italia, Nada con “Ballata triste”, il vincitore del concorso 2017 “Una canzone per Amnesty”, Carlo Valente con “Crociera Meraviglia”, e gli altri giovani finalisti, Diodato, Elisa Erin Bonomo, The Bastard Sons of Dioniso, Amarcord, Giovi, Nevruz, Anna Luppi, Tukurù. E’ un’interessante carrellata di stili diversi e di sensibilità per argomenti della vita reale e del quotidiano che sembrano essere quasi spariti dalle proposte discografiche contemporanee, ma che dimostrano qui che la canzone d’autore, la sperimentazione, la divulgazione in stile rock, cantautorale, cantastoriale, ma anche teatrale musicale sono ancora patrimonio della musica del mondo giovanile.

Ecco la setlist della compilation. Tutti i brani sono ora liberamente ascoltabili al link:

http://www.vociperlaliberta.it/news/44-news-2017/920-la-compilation-della-ventesima-edizione-di-voci-per-la-liberta-una-canzone-per-Amnesty

1. Nada – “Ballata triste” (Premio Amnesty Italia 2017)
2. Carlo Valente – “Crociera meraviglia” (Premio Voci per la Libertà 2017)
3. Carlo Valente – “Tra l’altro”
4. Diodato – “Per la prima volta”
5. Elisa Erin Bonomo – “Scampo”
6. Elisa Erin Bonomo – “Puttana”
7. The Bastard Sons of Dioniso – “Sulla cresta dell’ombra”
8. Amarcord – “I nostri discorsi”
9. Amarcord – “Il vostro gioco”
10. Giovi – “Occhio non vede, cuore non duole”
11. Nevruz – “L’immigrato”
12. Nevruz – “Pax”
13. Anna Luppi – “Canzone del bambino sulla spiaggia”
14. Tukurù – “Musango”
15. Tukurù – “Les reves de kunta”

E’ una interessante testimonianza della musica del paese reale, con artisti che hanno compiuto il loro percorso attraverso concerti, festival, dischi, piccole manifestazioni o anche talent tra luci sfolgoranti, tutti con uno sguardo attento alle storie da raccontare e non solo al puro intrattenimento.

Perchè le voci sono importanti, anche al posto di chi non può gridare.

Giò Alajmo

(c) 6 gennaio 2018

Nei video linkati:

Nada, “Ballata triste” Premio Amnesty Italia 2017:

https://www.youtube.com/watch?v=bVF3jlk_ifM

Carlo Valente, “Crociera Meraviglia” Premio emergenti 2017 (video prodotto da Voci per la libertà):
https://www.youtube.com/watch?v=eDZ7xI5KS_w

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Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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