Sono notizie che ti colpiscono come un calcio sferrato violentemente nello stomaco: Michele Mondella, nome storico della discografia, se n’è andato all’improvviso. Mi piacerebbe tanto che fosse una fake news, ma purtroppo non lo è. Aveva 70 anni, è stato stroncato a un infarto ieri sera.
Lo conoscevo da sempre, così come lo conoscevano tutti. E gli volevamo tutti bene, soprattutto per quel suo modo di fare pacioso, gentile, mai arrogante. Il nostro primo incontro avvenne nel lontano 1978 negli uffici della Rca, chilometro 12 della via Tiburtina. Dovevo intervistare Francesco De Gregori, e lui era il suo ufficio stampa. Io ero un ragazzino alle prime armi, lui era già un discografico affermato.
Da allora ci siamo rivisti un sacco di altre volte, e quelli che seguiva erano sempre nomi “pesanti”: Rino Gaetano, Cocciante, Zero, Baglioni. Poi per parecchi anni è stato l’uomo di fiducia di Lucio Dalla. Alcuni lo consideravano, a ragione, il “re” della promozione. E in effetti il mestiere lo conosceva bene, e lo ha insegnato a tante persone.
L’ultima volta ci eravamo incontrati qualche mese fa, avevamo fatto una lunga chiacchierata seduti a un tavolino di Vanni, bar nei pressi della Rai, dove passano tutti. E tutti lo salutavano con grande affetto: «Ciao Miché!».
È lo stesso «Ciao Miché!» che voglio dirgli ora. Un abbraccio a te che da lassù ci starai guardando con quel tuo sorriso sardonico. E lo sai, ogni volta che parleremo di musica, tu sarai nei nostri pensieri.








































Michele, io non lo chiamerei un addio, ma un arrivederci. Questi turni di vita terrena durano relativamente poco, e quando qualcuno come te cambia dimensione, facciamo fatica ad adeguarci. Ci vuole un nuovo sistema di comunicazione che ci faccia sentire ancora in contatto. Io sono tua coetanea e vorrei tanto ripercorrere le tappe della nostra pluridecennale attività, che ci ha visto sempre in armonia. Non mi dimenticare, come io non dimenticherò mai la tua positiva presenza nella mia vita. Ti abbraccioi! Elisabetta