Chiamami col tuo nome

Una storia d'amore tra due giovani maschi, carnale, culturale e (in finale) non banale

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Chiamami col tuo nome
di Luca Guadagnino
con Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel
Voto Sì, però…

Nell’estate del 1983, nell’Italia del nord, nella bella villa di una famiglia ebrea, il diciassettenne Chalamet, pianista e figlio un po’ annoiato di un professore che ha appena ritrovato nel lago di Garda una statua greca della scuola di Prassitele, deve cedere la sua camera al dottorando americano ventiquattrenne Hammer, studente di suo padre, ospite per la stagione. Il ragazzo e l’americano sono oggetti del desiderio di due ragazze. Il ragazzo e l’americano si accorgono di essere reciproci oggetti del desiderio: simpatia, sesso e amore si declinano in un’escalation delicata, a volte estetica, a volte estatica (a volte noiosa) di bagni, sguardi, incontri notturni, camminate nell’erba, letture, suggestioni che dall’erotismo dell’arte si spostano alla carne. Finiranno per cercarsi, ciascuno chiamando l’altro col proprio nome. Fusione. James Ivory ha sceneggiato il romanzo di André Aciman. Per 120 minuti il film di Guadagnino è  sorvegliato, curato e un po’ arty fino a irritare. Negli ultimi 10 minuti ha un’idea affascinante. La media su 130 minuti non ci dà quattro nomination all’Oscar ma l’ultima scena è  bella.

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