Chi l’avrebbe mai detto che il mestiere di musicista non era nelle sue aspirazioni di ragazzo! Pietruccio Montalbetti lo ha rivelato presentando Niente, il suo primo album da solista al Sotto di Arlati, uno dei luoghi storici della musica a Milano, nato all’inizio degli anni ’70 su suggerimento di Lucio Battisti.
Già, Lucio Battisti. Un nome che ricorre spesso anche nelle parole di Pietruccio: «Per tanti motivi, il primo è che lo incontrai quando ancora cercava di piazzare le sue canzoni, quando era proprio agli esordi. Certo, aveva già fatto il chitarrista nel gruppo I Campioni guidato da Roby Matano, ma ancora non aveva inciso niente. Io capii che aveva del talento e tanta voglia di emergere. Gli ero vicino, al punto che lo invitavo a casa, un Natale lo passammo insieme, poi mi faceva ascoltare le canzoni che scriveva. Ci ho creduto da subito, al punto che nel lato b del primo singolo dei Dik Dik c’è la sua Se rimani con me».
Pietruccio si è presentato con armonica e chitarra, supportato da Ricky Anelli alla chitarra elettrica e Francesco Matano alle percussioni. Tre le canzoni suonate dal vivo, Niente, Senza luce e La lettera, tutte contenute nell’album. Niente, ovvero Nothing but the whole, brano di Jacob Dylan è stato riadattato da Alberto Cimarrusti con un testo riscritto da Pietruccio. Realizzato presso lo studio Musica Per Il Cervello, l’album si completa con brani che richiamo l’epoca d’oro dei Dik Dik, oltre a Senza luce qui in versione quasi gospel, ci sono Io mi fermo qui dal Festival di Sanremo del 1970 e Se io fossi un falegname del cantautore Tim Hardin. Battisti firma L’aquila, che venne portata al successo da Bruno Lauzi, ma di sicuro I ragazzi di via Stendhal resta una delle migliori dell’album. Canzone scritta da Ricky Gianco e interpretata, oltre che da Pietruccio e Ricky, anche da Cochi Ponzoni, tutti e tre cresciuti assieme in quella storica via e anche compagni di scuola.
Significativo è il testo di La lettera, dello stesso Montalbetti che ha raccolto un suggerimento di un detenuto del carcere di Bollate dove era stato per un concerto di solidarietà. Adesso io ti scrivo e Buon Compleanno sono due canzoni scritte appositamente per questo album, mentre Lo straniero di Moustaki è un brano che Pietruccio ha voluto cantare per rendere omaggio a un grande cantautore, ma soprattutto perché il testo rispecchia il suo essere vagabondo, alla ricerca di un significato del perché siamo al mondo.
I suoi viaggi in Amazzonia, sul Kilimangiaro, a settemila metri sulle Ande, nel Mali, Perù e Equador li ha raccontati in alcuni libri. Ma ci sarà qualche posto dove non è stato Montalbetti? «In California e all’Isola di Wight». Forse per scaramanzia, visto che Sognando la California e L’Isola di Wight sono stati i maggiori successi dei suoi Dik Dik.

Già, Lucio Battisti. Un nome che ricorre spesso anche nelle parole di Pietruccio: «Per tanti motivi, il primo è che lo incontrai quando ancora cercava di piazzare le sue canzoni, quando era proprio agli esordi. Certo, aveva già fatto il chitarrista nel gruppo I Campioni guidato da Roby Matano, ma ancora non aveva inciso niente. Io capii che aveva del talento e tanta voglia di emergere. Gli ero vicino, al punto che lo invitavo a casa, un Natale lo passammo insieme, poi mi faceva ascoltare le canzoni che scriveva. Ci ho creduto da subito, al punto che nel lato b del primo singolo dei Dik Dik c’è la sua Se rimani con me».
Pietruccio si è presentato con armonica e chitarra, supportato da Ricky Anelli alla chitarra elettrica e Francesco Matano alle percussioni. Tre le canzoni suonate dal vivo, Niente, Senza luce e La lettera, tutte contenute nell’album. Niente, ovvero Nothing but the whole, brano di Jacob Dylan è stato riadattato da Alberto Cimarrusti con un testo riscritto da Pietruccio. Realizzato presso lo studio Musica Per Il Cervello, l’album si completa con brani che richiamo l’epoca d’oro dei Dik Dik, oltre a Senza luce qui in versione quasi gospel, ci sono Io mi fermo qui dal Festival di Sanremo del 1970 e Se io fossi un falegname del cantautore Tim Hardin. Battisti firma L’aquila, che venne portata al successo da Bruno Lauzi, ma di sicuro I ragazzi di via Stendhal resta una delle migliori dell’album. Canzone scritta da Ricky Gianco e interpretata, oltre che da Pietruccio e Ricky, anche da Cochi Ponzoni, tutti e tre cresciuti assieme in quella storica via e anche compagni di scuola.
Significativo è il testo di La lettera, dello stesso Montalbetti che ha raccolto un suggerimento di un detenuto del carcere di Bollate dove era stato per un concerto di solidarietà. Adesso io ti scrivo e Buon Compleanno sono due canzoni scritte appositamente per questo album, mentre Lo straniero di Moustaki è un brano che Pietruccio ha voluto cantare per rendere omaggio a un grande cantautore, ma soprattutto perché il testo rispecchia il suo essere vagabondo, alla ricerca di un significato del perché siamo al mondo.
I suoi viaggi in Amazzonia, sul Kilimangiaro, a settemila metri sulle Ande, nel Mali, Perù e Equador li ha raccontati in alcuni libri. Ma ci sarà qualche posto dove non è stato Montalbetti? «In California e all’Isola di Wight». Forse per scaramanzia, visto che Sognando la California e L’Isola di Wight sono stati i maggiori successi dei suoi Dik Dik.








































