Max Gazzè. A Sanremo tra esoterismo e poesia

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Max Gazzè

Max Gazzè è uno degli artisti italiani per i quali le parole “follia” e “genialità” si sposano meglio. Sul palco del Festival di Sanremo porterà La leggenda di Cristalda e Pizzomunno (con un testo firmato ancora una volta dal fratello Francesco: «In tutti i suoi lavori c’è un attentissimo studio al suono delle parole. I suoi testi suonano senza bisogno che io ci metta mano. Mi limito a estrapolarne il potenziale sonoro, convertendolo in musica»), brano inedito (ovviamente) che ben si adatta nell’opera Alchemaya, l’ultimo tour di Gazzè, presto album.

«Alchemaya è diviso in due atti. Il primo è un concept inedito che segue un percorso storico a partire dall’origine del mondo. Il secondo si compone di alcuni miei brani del mio vecchio repertorio, riarrangiati in chiave “sintonica” (vale a dire orchestra con sintetizzatore)». Tra i pezzi, anche La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, appunto: «Ho chiesto a Claudio Baglioni di andare a Sanremo per dare la possibilità a un disco così anomalo di essere capito e di arrivare alla gente. Ho anche posticipato la pubblicazione dell’album, che altrimenti sarebbe uscito a novembre. Per me Sanremo sarà la conclusione di una fase iniziata con il tour teatrale, anche se in realtà continuerò per un po’ a portare questo album dal vivo. E poi era uno sfizio che volevo togliermi: andare al Festival con qualcosa di completamente diverso da quello che abbiamo ascoltato finora su quel palco. A me piace sperimentare e in quest’opera racconto la punta dell’ice-berg dei miei studi di filosofia, fisica ed esoterismo».

Una strada piuttosto impervia: «Sono argomenti delicati, ma non volevo rendere questo racconto pesante e di difficile comprensione. Per me è importante che anche i miei figli possano capirlo. Ho pensato, quindi, che il tutto possa avere una doppia interpretazione: chi conosce questi argomenti sa già di cosa stiamo parlando, chi invece non la conosce legge una bella storia. Io sono sempre stato un vero “topo da biblioteca”: fin da quando ero ragazzo studio questi argomenti, perché mi affascinano moltissimo. Proprio per questo, oltre 25 anni fa sono andato a vedere l’opera Gilgamesh di Franco Battiato, al termine della quale mi sono intrattenuto con Battiato, mio padre e uno sparuto gruppo di appassionati. L’esoterismo è un percorso di ricerca interiore: è slancio verso il divino ed è il tentativo di comprendere l’essenza dell’uomo. Quanto a Dio, credo sia immanente e trascendente: è tutto ciò che ci si immagina. Se ci credi vuol dire che esiste».

Tornando al brano sanremese, si tratta di una leggenda garganica: «Quando mi è stata raccontata, ho trovato che fosse bellissima. È una storia d’amore che va oltre il tempo, perché racconta di due persone, strappate in maniera amletica alla loro condizione di amanti, e che ogni cento anni si rincontrano per una sola notte d’amore. È una storia d’amore assoluto».

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