Passioni segrete – Sigmund Freud, tra cinema e teatro

All'Anteo dal 5 marzo il cinema che confina con la psicoanalisi secondo Maurizio Porro

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È il 1925 e Hollywood è una fucina d’idee e d’iniziative. I nuovi tycoon infaticabili si aggirano tra gli studios alla ricerca di prodotti da lanciare sul mercato cinematografico che sta cambiando. Dall’altra parte dell’oceano nella vecchia Europa e precisamente a Vienna il dottor Sigmund Freud con le sue rivoluzionarie teorie psicanalitiche, nonostante la forte opposizione di una parte dei suoi colleghi psichiatri, è ormai considerato il padre della psicoanalisi. Il 14 agosto sul New York Times appare un’intervista di Samuel Goldwyn, il grande manager della MGM. “Sigmund Freud – afferma – è il più grande specialista del mondo in fatto d’amore”. Il produttore ha in mente di assumere il grande scienziato dell’anima come sceneggiatore a Hollywood, ma ne riceverà un rifiuto deciso. L’intrigante rapporto tra il cinema e la psicanalisi è comunque iniziato e sarà presente in decine e decine di film occupando un ruolo importante nella storia del cinema. Nel ’63 il grande John Huston gira a Monaco di Baviera Freud – passioni segrete (lunedì 5 febbraio ore 19,30) che racconta la vita del padre della psicanalisi tra il 1885 e il 1890 con il volto smarrito del bravo Montgomery Clift.  Federico Fellini con il suo capolavoro 8 e mezzo (il 12 febbraio ore 19,30) ci svela la confusione dell’uomo contemporaneo vista attraverso il personaggio spaventato di Marcello Mastroianni, mentre Pier Paolo Pasolini con Teorema (il 5 marzo ore 19,30) mette a confronto la psicanalisi e la Bibbia. Alfred Hitchcock, i cui film sono spesso dedicati all’inconscio, con La donna che visse due volte (il 26 febbraio ore 19,30) ci pone di fronte al tema della doppia identità e Michelangelo Antonioni, autore di L’ eclisse (il 19 febbraio ore 19,30), pellicola facente parte della trilogia dell’incomunicabilità, ci mostra invece una coppia di giovani altolocati incapaci di amarsi. Non potevano mancare anche Woody Allen con Hollywood Ending (il 12 febbraio ore 22), storia di un regista in crisi creativa; i fratelli Coen con L’ uomo che non c’era (il 26 febbraio ore 21,50), una riflessione sulla potenza del male e Louis Buňuel che con Il fascino discreto della borghesia (lunedì 5 marzo ore 21,30) si diverte a rappresentare gli strani sogni dei signori borghesi impossibilitati a sedersi a tavola. Da non perdere Che fine ha fatto Baby Jane ? (il 12 marzo ore 19,30) di Robert Aldrich, il rapporto di odio e di amore tra due sorelle rivali interpretate dai mostri sacri Joan Crawford e Bette Davis e Lars von Trier, regista di Melancholia (il 19 febbraio ore 21,50), la difficoltà di scavare nella nostra anima.

 

 

 

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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