Intervista esclusiva a Sting e Shaggy: “Il nostro album insieme è un tributo alla Jamaica”

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Sting e Shaggy

Stasera Sting e Shaggy saranno sul palco dell’Ariston di Sanremo come superospiti internazionali per presentare Don’t Make Me Wait, brano dal sapore caraibico che anticipa l’uscita di 44/876 (il titolo prende spunto dai prefissi telefonici internazionali delle rispettive nazioni), prevista per il prossimo 20 aprile, album che li vede collaborare in un tributo alla Jamaica e al suo suono, da cui il bassista inglese ha tratto molta ispirazione nel corso della sua carriera.

I due artisti sono entrati in contatto grazie a Martin Kierszenbaum, attuale manager di Sting ed ex responsabile A&R di Shaggy, ed hanno deciso di entrare in studio insieme dopo aver ascoltato un nuovo brano su cui Shaggy stava lavorando. In un primo momento il featuring prevedeva soltanto la registrazione di Don’t Make Me Wait ma i ritmi, i testi e le melodie hanno iniziato a fluire rapidamente tra i due e il risultato è stato l’emergere di ulteriori nuove canzoni.
In poche settimane, quindi, sono riusciti a dare forma ad un album che mescola ritmi caraibici tradizionali e moderni con artigianato pop ed energia rock.

Noi li abbiamo incontrati per farci raccontare come è nata la loro collaborazione e cosa dobbiamo aspettarci dall’album, per passare poi al Festival e al loro rapporto con l’Italia.

Com’è nata la vostra collaborazione?
Sting: «Ci siamo incontrati e abbiamo capito di piacerci a vicenda, e che abbiamo molte cose in comune. Ci siamo divertiti molto a fare questo disco ed è venuto fuori davvero rapidamente, in sole sei settimane. Credo che sia una album splendente, per combattere l’oscurità che vedo intorno a noi: penso che il mondo abbia bisogno di un album così gioioso.»

Come avete affrontato la scrittura dei brani insieme?
Sting: «Per quello che riguarda il processo di lavorazione, è stato molto spontaneo: eravamo seduti uno accanto all’altro nello studio di registrazione cantando una strofa a testa, l’energia veniva fuori da sola e ognuno tentava di spostare l’asticella ancora più in alto per “superare” l’altro. Le canzoni sono uscite fuori in maniera veramente spontanea, a differenza del mio normale modo di lavorare, molto più privato e meno istintivo, quindi per me è stata un’esperienza che mi ha insegnato un nuovo modo di scrivere, oltre che una sfida, ma comunque molto divertente.»
Shaggy: «Il suo modo di scrivere canzoni è diverso dal mio: lui è molto meticoloso, su ogni dettaglio dei brani. Quello che mi ha insegnato, e che credo sia giustissimo, è che ogni disco, una volta rilasciato, ti rappresenta e starà lì per tutta la vita, quindi deve essere assolutamente perfetto, e devi fare del tuo meglio affinchè questo accada.»

Quali sono i vostri punti in comune?
Sting: «In comune con Shaggy ho l’amore ed il grande rispetto per la musica reggae, e sotto certi aspetti è stato come tornare indietro ad alcune cose fatte ai tempi dei Police. Ho passato molto tempo in Jamaica negli anni ’80 e ho fatto molte amicizie lì: mi piace la gente, il loro calore, e il modo in cui riescono a convivere e rispettare le loro differenze in maniera positiva. Penso che l’album rifletta molto questo concetto: in un momento in cui il mondo è pieno di divisioni, tra destra e sinistra, bianchi e neri, credo che questo sia un messaggio sociale molto importante da trasmettere.»

Stasera sul palco di Sanremo canterai anche Muoio per te…
«Dalla produzione del Festival mi hanno chiesto di cantare una canzone in italiano per celebrare la musica italiana, così ho deciso di reinterpretare l’adattamento che tanti anni fa Zucchero fece per la mia canzone Mad about you, traducendo fedelmente il testo in inglese. E’ una canzone molto difficile da cantare in italiano, ci sono molte sillabe, ma l’ho preparata a lungo e se non sarà troppo veloce penso che riuscirò a cantarla, altrimenti la canterò in portoghese.»

Shaggy, qual è la tua canzone preferita di Sting, e viceversa?
Shaggy: «La mia preferita tra le sue canzone è sicuramente Fields Of Gold: ha una melodia fantastica ed è una splendida canzone. L’abbiamo suonata qualche giorno fa in Jamaica e anche lì è molto popolare.»
Sting: «La mia canzone preferita di Shaggy è It wasn’t me.»
Shaggy: «Davvero? Avevi detto Boombastic!»
Sting: «No, quello era ieri! (ridono,ndr) Il motivo per cui mi piace è perchè c’è una narrazione all’interno del brano, è una storia, con una morale alla fine. Mi piacciono le canzoni narrative, e quel brano ha una storia che è capitata a tutti almeno una volta nella vita. Mi piace la sua voce e la sua energia: Mr. Boombastic is fantastic!»

Shaggy, pensi che ci sia qualcosa di simile tra l’Italia e la Jamaica?
«Sì, l’Italia per me è come una seconda casa, perchè qui c’è una forte comunità e cultura reggae, che ho potuto conoscere in posti come Bari e Catanzaro. Sicuramente l’Italia è la mia nazione europea preferita: il cibo è fantastico, così come il vino e la gente.»

Qui potete vedere il videoclip di Don’t Make Me Wait, girato in Jamaica da Gil Green.

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