Tra la via Emilia e il west. I May Gray ed il loro nuovo album Ritorno al sereno

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May Gray, maggio grigio. Questo il nome di una giovane band di Modena che ha da poco fatto uscire il suo nuovo disco, Ritorno al sereno (Manitalab / Private Stanze) e che si sta preparando alla sua presentazione ufficiale, una festa/concerto nella loro Modena.
Un disco fresco, interessante, con un ponte che lega Modena alla California, tra la via Emilia al West. Abbiamo intervistato Paolo Rossi, leader e fondatore della band.

Paolo, parlaci un po’ dei May Gray.

Il progetto nasce nel 2013 e l’idea iniziale a dire il vero era quella di un progetto chitarra e voce. Il nome nasce da un’espressione americana, più precisamente californiana perchè qualche anno fa ho vissuto qualche mese in California e mi è rimasto nella mente questo modo di dire, che definisce un particolare periodo dell’anno, maggio appunto, in cui il clima è paradossalmente più nuvoloso rispetto agli altri mesi in cui è sempre soleggiato. Io poi l’ho accomunato al “nostro” maggio grigio, quello del 2012, quando a Modena c’è stato il terremoto. In parole povere ho voluto coniugare un’esperienza che mi ha segnato, quella del viaggio, con la mia terra, che è l’Emilia.

Ad un primo ascolto quel che colpisce maggiormente è la freschezza del sound e degli arrangiamenti. A cosa vi ispirate e dove vi posizionereste?

Il nostro è un sound molto west coast e come band, soprattutto perché i brani nascono da me, ci ispiriamo ai Foo Fighters, non solo a livello musicale, ma anche come attitudine alla musica. Considero il loro leader, Dave Grohl, con il suo atteggiamento positivo e solare, un grandissimo esempio di vita. La sua influenza mi ha portato ad avere sempre un approccio positivo anche in fase di scrittura.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda quello che auguro ai May Gray è di suonare il più possibile dal vivo, perché penso che quella sia la nostra principale realtà ed anche il modo in cui riusciamo maggiormente ad emergere, forse più che da disco.

Voi avete iniziato a scrivere pezzi in inglese. Come siete passati all’italiano?

I primi pezzi che ho scritto, in maniera istintiva, mi sono venuti fuori in inglese, forse anche per le mie influenze musicali. Poi abbiamo iniziato a collaborare con il Centro Musica di Modena che ci ha fatto messo in contatto con diversi produttori, e tutti, dopo aver sentito i nostri brani, ci han suggerito di iniziare a scrivere in italiano per avere una maggiore efficacia nei confronti del pubblico. Noi in teoria avevamo pronto un EP in inglese, ma abbiamo deciso di aspettare, di riprendere tutto in mano e di iniziare a lavorare sull’italiano.
Non ti nascondo che abbiamo avuto qualche difficoltà iniziale perché abbiamo dovuto ricostruire da zero la nostra identità.
Nel mio piccolo ho deciso proprio di aprire il quaderno e condividerlo con tutta la band. Abbiamo passato intere serate davanti ad una pizza e ad una birra a riflettere e ragionare sui testi, a trovare il linguaggio migliore da utilizzare, la scelta dei termini più efficaci, facendo quindi un lavoro molto più duro. E in questo disco si vede già un cambiamento che, in prospettiva di un nuovo lavoro, sarà ancora più evidente.

Ritorno al sereno è un album che parla e riflette su una tematica universale: quella del tempo. Come è nata questa scelta?

A me piace che un disco abbia un senso, che ci sia un fil rouge che lega le canzoni. Quindi quando ho notato che i primi pezzi del disco sono venuti fuori tutti con questa tematica, ho cercato di dare una dritta a quelli successivi per mantenerli su questo filone.
Io credo che noi, e quando dico noi intendo chiunque, se siamo in un certo modo, è per tutta una serie di eventi passati, sia positivi che negativi, che ci hanno formato ed influenzato. Partendo da questo presupposto ho cercato di trovare un riscontro positivo anche nelle esperienze più dure, perché sono da sempre una persona abbastanza positiva e ottimista. E così è nato Ritorno al sereno.

Il primo singolo scelto è stato Camilla. Cos’è per te Camilla?

Camilla esiste davvero, è l’ex ragazza del mio batterista. Camilla però è anche un’entità a cui molte persone si potrebbero identificare perché rappresenta quell’indecisione che vive all’interno di noi tutti i giorni, che ci impedisce di fare certe cose e che porta a farci perdere la nostra identità. Però come ti dicevo sono un inguaribile ottimista e cerco sempre una speranza, perchè se ascolti il verso finale io dico «Camilla, dimmi se sei felice», ed è il mio modo di spingermi trovare lo stimolo di ritrovare la giusta via per il proprio percorso.

Recentemente in un articolo abbiamo lamentato la carenza di spazi, in Italia, in cui proporre la propria musica. Qual è la vostra opinione in merito, in base soprattutto alla vostra esperienza.

Forse sfaterò un mito, ma secondo me i locali ci sono. Noi negli ultimi anni abbiamo suonato davvero tanto e, almeno per quel che riguarda la mia esperienza, mi sento di dire che la differenza la fa la versatilità di una band. Perchè è ovvio che tutti vorrebbe suonare in elettrico, ma se ci si riesce ad adattare, trovando magari una situazione acustica o facendo della aperture che sono un bel modo di farsi conoscere, poi gli spazi per suonare si trovano.
Per quanto riguarda il pubblico, penso che la gente abbia voglia di musica del vivo, e credo che se in giro ci sono tanti gruppi indipendenti è perchè c’è anche voglia di ascoltare qualcosa di diverso. L’importante è proporre qualcosa di divertente, ma soprattutto bisogna portare un progetto serio e fatto bene.

Come avete intenzione di promuovere il disco?

Sabato prossimo faremo un gran concerto di presentazione, ma che sarà soprattutto una festa, all’Off di Modena, un locale in cui siamo cresciuti e che forse è il più attivo nel modenese. Sarà una grandissima festa, avremo diversi ospiti che suoneranno con noi.
Abbiamo pensato anche a dei regali speciali a livello di merchandising, abbiamo pronto un nuovo videoclip, insomma abbiamo un po’ di carne sul fuoco. Ma alla fine della fiera il metodo migliore per far promozione è suonar dal vivo e far parlar di noi il più possibile.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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