Intervista a Nina Zilli: “La mia canzone, dedicata a tutte le femmine del mondo”

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Sanremo 2018

Una delle protagoniste del 68° Festival di Sanremo è sicuramente Nina Zilli, che con il brano Senza appartenere porta sul palco dell’Ariston un tema che proprio in questi giorni, purtroppo, è più attuale che mai.
Il brano è contenuto nel repack di Modern art (che in aggiunta alle canzoni della prima edizione contiene il brano sanremese e una versione unplugged di 1xUnAttimo), in vendita da oggi, venerdì 9 febbraio.
Abbiamo incontrato Nina per una chiacchierata sul tema del brano e molto altro.
Buona lettura!

Come mai hai scelto di partecipare con una ballata e che cosa rappresenta per te questo brano?
Perchè devi andare con la canzone che hai, e quindi se quella è quella giusta, che importa se è una ballata o un pezzo ritmato?
La canzone che è nata durante un tour: mi capita spesso di sentire l’esigenza di scrivere cose nuove, ho scritto alcune canzoni, e credevo che questa fosse giusta per questo palco, quindi anche un po’ inaspettatamente sono finita qui. Inoltre il tema del brano credo stia a pennello in questo disco, che parla di amore universarle e di condivisione reale, non solo sui social.

La canzone parla di un tema delicato e a cui troppo poco spesso si dà peso. Che responsabilità senti sulle spalle nel cantare questo pezzo?
Diciamo che è una cosa che ho sempre fatto: il mio primo disco, Sempre lontano, è dedicato a tutte le femmine del mondo, esattamente come questa canzone. Nel primo album c’era Penelope che trattava degli stessi argomenti, anche se sicuramente aveva un andamento molto più allegrotto rispetto a questo brano perchè è una canzone reggae. Certe volte, però, non conta il vestito che si dà alla canzone ma il contenuto, e non a caso è arrivata questa canzone, di nuovo su questo argomento, perchè credo che la sensibilizzazione sia necessaria. E’ inutile che ci raccontiamo che vada tutto bene, che siamo una società civilizzata: tecnologicamente andiamo alla grande, ma dal punto di vista dell’anima, della morale, dell’empatia tra gli esseri umani sento che siamo sempre più carenti, infatti non a caso i dati che riguardano il femminicidio, gli abusi di potere, quelli psicologici e le violenze fisiche non tendono a diminuire, anzi. Come donna questa è una cosa che faccio tutti i giorni. Anche con Amiche in Arena abbiamo ottenuto dei grandissimi risultati, però chiaramente bisogna continuare costantemente in un lavoro che va al di là dell’interesse mediatico, al di là dei casi eclatanti, perchè poi quando si spengono i riflettori ci sono donne che continuano a morire, quasi una al giorno nel nostro paese, e questo non è possibile. Credo che la vita per tutti non sia mai facile, indipendentemente dall’estrazione sociale o dal lavoro che facciamo, quindi tutti noi dobbiamo trovare la forza per andare avanti, semplicemente perchè poi alla fine è l’animo umano che punta alla sopravvivenza. Però non sempre c’è chi è forte abbastanza, perchè certi traumi non lasciano solamente segni visibili sul corpo, ma li lasciano anche dentro, lacerano l’anima, e sono quelli più pericolosi, perchè esattamente come quelli fisici possono portare alla morte, anche in diversi modi. Si può vivere morendo oppure si può decidere proprio di farla finita letteralmente. E comunque anche vivere morendo non è bello, mai.

Come è nata la canzone?
E’ frutto di un lavoro a sei mani, insieme a Giordana Angi e Antonio Iammarino. Come dice Vasco le canzoni nascono da sole, quindi non ti so spiegare perchè sia venuta fuori quella melodia o quel testo. So solo che quando ho finito di scrivere e rileggo il testo certe volte anche io mi stupisco e mi dico “Ah, ecco che cosa avevo, ecco che cos’era”. In questo caso la melodia ha fatto nascere delle parole che poi hanno sviluppato un arrangiamento che ho deciso appositamente di lasciare molto scarno, simile all’originale, anche se poi avendo a disposizione l’Orchestra di Sanremo chiaramente ad un certo punto arriva anche il momento della pioggia di archi e della sessione di fiati. E’ una canzone a cui tengo molto, talmente tanto da non aver voluto aspettare il prossimo disco per farla ascoltare.

Ci aspettavamo che, vista la tematica, duettassi con una donna. Come mai hai scelto un uomo?
Ho scelto un uomo perchè forse con un’altra donna sarebbe stato banale, dato che ovviamente non sono le donne che uccidono le altre donne, ma sono gli uomini, per cui è molto importante il supporto dei maschi in questo senso, visto che credo che se dipendesse da noi questi dati sarebbero già molto molto più bassi. Ho scelto Sergio Cammariere perchè è un artista molto elegante e raffinato, ma credo che proprio la delicatezza del suo lato artistico sia quella cosa che lo renda perfetto per questa canzone. Inoltre ha aggiunto le note che fanno il blues, e quindi sarà una bellissima rivisitazione, senza grossi stravolgimenti, però sentirete la differenza.

Per il singolo di Sanremo e per il repack del disco hai scelto uno sfondo “galattico”.
“Senza appartenere” è un concetto molto etereo, quindi riuscire a trovare un’immagine che la rappresentasse era difficile, e siccome la canzone celebra la donna a 360° ho pensato alla galassia, dove ci sono forti momenti di luce ma anche di buio massimo. La luce è quella della resilienza, di quelle donne alle quali questa luce hanno tentato di spegnerla più volte, ma loro che ce l’hanno fatta ad uscire da questo tunnel fatto di buio e ora brillano ancora più forte, quindi ho trasformato questo concetto nel progetto grafico per il nuovo packaging del disco.

Come si sopravvive alla settimana di Sanremo?
Ma Sanremo è Sanremo. Poi quando finisci di cantare su quel palco produci la dose di adrenalina di un elefante, e quindi poi non dormi mai più. Quindi mi vedo tutti i Dopofestival, tutti i film dopo il Dopofestival, però ormai sono abituata, sapevo quello a cui sarei andata incontro e non me ne pento. L’essere cosciente di questa situazione da una parte è un bene e dall’altra un male, perchè sai già che questa situazione sarà sempre la stessa.

In un mondo che ormai vive a colpi di tweet tu di slogan da 140 caratteri non ne hai mai lanciati, mentre nelle tue canzoni ci sono messaggi più articolati.
Nelle canzoni più di 140 caratteri, per fortuna. A volte è necessario usare concetti brevi, perchè abbiamo pochissime sillabe a disposizione e ogni sillaba è una nota. Per esempio l’inglese è una lingua molto più succinta che in una sola frase ti esprime un concetto immenso, mentre per l’italiano è più difficile. Per quel che mi riguarda quando scrivo i testi sono molto pignola: le canzoni le scrivo in pochissimo, poi però lavoro tanto sui testi, perchè per me sono molto importanti, e quindi invece di uno slogan che magari può essere racchiuso nel ritornello, è la canzone nella sua totalità che chiude il cerchio dall’inizio alla fine.

Il tuo look è sempre molto ricercato e particolare.
I vestiti sono sempre di Vivienne Westwood, mentre per gli accessori mi piace tantissimo utilizzare quelli di giovani designer italiani: ragazze e ragazzi giovanissimi, quasi tutti selezionati da Vogue tra i migliori giovani designer emergenti nel mondo. Credo che abbiamo una tradizione bellissima, e non solo nella musica. Noi insegnavamo al mondo tante cose tanti anni fa, quindi mi piace supportare chi se lo merita. Inoltre è divertentissimo, come il gioco di tanti anni fa, Gira la moda, ora mi diverto a fare Gira la Nina.

Un sacco di donne per apparire diverse o migliori agli occhi degli uomini cambiano il loro carattere, anche “senza appartenere” a quel carattere. Tu oggi sei così unica nel tuo modo di essere, ma hai mai vissuto questa sensazione in passato?
Da adolescente ero talmente tanto una cosa agghiacciante, l’eterna innamorata ma con l’apparecchio ai denti, che stenderei un velo pietoso sulla mia adolescenza che ho passato interiorizzando moltissimo. Però credo che proprio in questa fase, tra gli ormoni che galoppano e la ribellione verso i genitori, si formi il carattere. Sicuramente è un momento molto importante, e rimanere sempre fedeli a se stessi credo che con il tempo paghi. Poi magari qualche volta per esempio uno potrebbe trattenersi dal dire certe cose per educazione o perchè non conviene, però rimanere fedeli a se stessi è fondamentale per stare bene, perchè poi se non stai bene con te stesso non puoi star bene neanche con nessun altro.

Quando ci siamo incontrati l’ultima volta a novembre (clicca qui per l’intervista completa) avevi detto che c’era in progetto un tour europeo per il 2018.
Esatto, e infatti siccome sono arrivata a Sanremo ho dovuto momentaneamente fermarlo perchè l’allestimento sarebbe dovuto partire in questo periodo, per cui lo rimanderemo al prossimo autunno. Da lunedì, appena finito il Festival, partirà un instore tour in cui girerò tutta l’Italia per una settimana per incontrare i fan e firmare le copie del disco. Dopodichè durante la prossima primavera ed estate ci sarà un nuovo tour italiano a cui tengo moltissimo e in cui porterò le canzoni a cui il pubblico è più affezionato, oltre a quelle del nuovo disco, quindi per il momento mi fermo anche con la TV e con la radio per dare la precedenza alla musica.

Qui sotto il videoclip di Senza appartenere, il brano in gara al Festival di Sanremo.

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