Sanremo 2018. ll gran finale dopo i duetti: un gioco a due

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Sanremo 2018
Il Festival di Baglioni si avvicina alla fine. “Gli ultimi saranno i primi” fu detto e tra le nuove proposte vince Ultimo, battendo Mirkoeilcane e Mudimbi, dimostrando che il congiuntivo (Lorenzo Baglioni) agli italiani proprio non va giù. Mirkoeilcane conquista il primo premio della critica “Mia Martini” e Alice Caioli quello della sala “Dalla” delle radio, web e tv e stasera si avrà il vincitore della gara principale.

Annusando l’aria come al solito è probabile che la vittoria sia una partita a due tra MetaMoro e Lo Stato Sociale, apparentemente due opposti, anche se i secondi attingono alla tradizione bolognese degli Skiantos e della canzone teatrale con il disincanto di chi è venuto a Sanremo “per svuotare i bar”. Il voto della giuria di qualità ha un po’ spostato gli equilibri a favore del duo di Non mi avete fatto niente, rendendo profetica la canzone di Ultimo: Il ballo delle incertezze.

Piombati a Sanremo come giovani alieni gli Stato Sociale hanno scosso il festival, il pubblico, la critica, gli scommettitori, ribaltando schemi e aspettative, irriverenti come il giovane Vasco, fuori schema come un Rino Gaetano moltiplicato, scanzonati cone Antoine o Cochi e Renato, rivestendo il ruolo di outsider in allegria con l’anziana ballerina “rubata” ai Coldplay. Sapessero anche cantare sarebbero perfetti. Con Paolo Rossi e il coro dell’Antoniano trasformano una frase inadatta ai piccoli in “e nessuno che buca i palloni”.

Foto: Riccardo Medana

MetaMoro (come ormai tutti chiamano la strana coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro) sono usciti indenni dalla querelle sulla canzone riciclata salvando così la compilation del Festival che li vede, oh caso, in apertura di copertina e doppio disco. Scordandoci il riciclaggio, la loro canzone antiterrorismo è attuale e trascinante, anche se più credibile nella parte di Meta che in quella di Moro (più Cristicchi che li ha raggiunti, rileggendo in appertura la famosa lettera ai terroristi di Antoine Leris, marito di una vittima al Bataclan) e che fa il paio con il racconto sociale del piccolo profugo di Mirkoeilcane nel dare un po’ di peso in più alle tante canzoni romantiche in gara.
Sanremo 2018

Resta in predicato di vittoria Ron con il brano firmato Lucio Dalla, ieri apprezzato dalla giuria di esperti nel duetto con una intensa Alice, che sembra però aver raccolto molto meno del previsto in termini di curiosità e riscontro sul web. Ai giovani (che hanno affollato i divani più del solito quest’anno) sembrano piacere di più i coetanei, Annalisa sempre più convincente interprete (con Michele Bravi a darle rinforzo), The Kolors (con De Piscopo a tutto tamburo e Enrico Nigiotti alla chitarra, direttamente da XFactor), Noemi (con Paola Turci con poco legame), anche se buon riscontro ha anche Gazzé con questa sua favola (non migliorata dal jazz di Rita Marcotulli e Roberto Gatto) che entrerà nel suo nuovo progetto di “musica sintonica” tra strumenti elettronici e orchestra.

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Foto di Riccardo D’Ambrosio

Benino Le Vibrazioni con Skin, meno Rubino con Serena Rossi, Biondi con Ana Carolina e Daniel Jobim, bene l’eleganza di Ornella Vanoni non impreziosita da Preziosi, il rock dei Decibel valorizzato dall’Ultravox Midge Ure (entusiasti i Jalisse, comparsi in nottata in sala stampa), ma bocciati dalla giuria di esperti, la positiva sorpresa di Diodato e Roy Paci, considerando fuori quota l’anima popolaresca e teatrale di Avitabile e Servillo, raggiunti dal resto degli Avion Travel (purtoppo orfani dello scomparso Fausto Mesolella) con Daby Touré sono più interessanti. Parlando di Pooh, meglio Red Canzian (con Masini) dei suoi ex fratelli di miele Facchinetti e Fogli (con la voce rosposa di Giusy Ferreri), mentre non si può non apprezzare Barbarossa o Nina Zilli (con il ritorno a Sanremo del delicato pianista Sergio Cammariere), convincano o meno è l’ultima follia di Elio e le Storie Tese con i Neri per Caso.

Piace a giovani e giuria di esperti Caccamo, con o senza Arisa (irriconoscibile, look Anna Oxa e apparecchio ai denti), anche se non mi entusiasma nonostante non abbia niente di sbagliato, sappia cantare, sia un bel personaggio, abbia una canzone costruita alla Modugno. È forse il più festivaliero di un Festival che Baglioni ha indirizzato vero un percorso meno standard e scontato.

Non che il dittatore artistico abbia in realtà grandi margini di movimento in un festival che consente poche variazioni sul tema, ma quel poco l’ha messo in campo tutto. La scommessa di fare una manifestazione tutta musica e niente gara fino all’ultimo voto era rischiosa ed è stata premiata dagli ascolti. L’altra scommessa era presentare essere presentatore e qui il noto spirito giocoso e goliardico del cantautore romano ha coinvolto Hunziker e Favino in un gioco di ruoli in cui a dominare è stata l’autoironia, la “depaludazione” della conduzione, con Michelle che di fatto è stata presentatrice fra due guastatori, Baglioni impacciato come Corrado e allampanato come Baudo, e Favino vittima ironica alla Laurenti, entrambi fuori ruolo rispetto alle attese, e per questo perfettamente sorprendenti ed efficaci.

Insomma, si sono divertiti loro, e sono stati divertenti, e sono stati premiati dal pubblico, inserendo inoltre fra una canzone in gara e l’altra un vero florilegio di canzoni italiane, dalla lirica al pop, alla canzone d’autore, ai grandi interpreti, gli aneddoti, le storie, gli omaggi, quel grande omaggio alla canzone che Baglioni aveva in mente. E le canzoni di Baglioni, in tutte le salse, a fare da cornice, vero filo conduttore del Festival 2018. Non so quanto questo gli renderà di diritti d’autore, ma certo nessun miglior viatico di questo per il tour del cinquantennale, con relativo disco, probabilmente dvd, forse libro. E magari qualche ospitata in giro. I Negramaro già lo hanno invitato al loro tour per replicare “Poster”.

Stasera il gran finale con le ultime votazioni e la somma di tre giorni di voti da parte di quattro giurie più il televoto. E finalmente si capirà, dopo classifiche parziali e limitate, qual è il vero pensiero musicale dell’Italia festivaliera rimasta sveglia fino a tardi per votare il vincitore.

Giò Alajmo

(C) 10 febbraio 2018

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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