Una mostra e un volume per percorrere la storia del costume e della musica dal 1966 al 1970, un periodo considerato unico e irripetibile. Revolution – Musica e ribelli 1966-1970 – Dai Beatles a Woodstock (Skira, 320 pagine, 49€) lo hanno presentato alla Galleria Sozzani di Corso Como a Milano, città che ospita la mostra alla Fabbrica del Vapore fino al 4 aprile. Clara Tosi Pamphili e Alberto Tonti, curatori della mostra italiana, hanno illustrato il volume sottolineando gli aspetti della moda e della musica. Clara Tosi si è soffermata a ricordare quello che la moda ha significato in quel quinquiennio, cominciando da Carnaby Street nella Londra che diventa l’ombelico del mondo, la fucina dalla quale vengono espulse valanghe di idee, il luogo delle sette meraviglie con le minigonne di Mary Quant, Twiggy e Jean Shrimpton. Una Londra che omaggia Michelangelo Antonioni di «Blow Up», film che occupa un’ampia sezione della mostra, anche perché Monica Vitti era già famosa oltre confine e dalle modelle che appaiono nel film emergono i nuovi impulsi della moda imperante. Una moda che premia il cambiamento e che in Italia si manifesta con il negozio di Fiorucci in Galleria Passarella a Milano. Un libro catalogo che dedica molte foto anche alla nuova creatività delle immagini che si manifestano insieme alla moda, incluse le copertine dei dischi e i manifesti dei Festival Pop. Si comincia dal 1966, anno di uscita di Blonde on Blonde di Bob Dylan, Freak Out di Frank Zappa, A Quick One dei Who, Fresh Cream dei Cream, mentre i Beatles pubblicano Revolver e in Vietnam arrivano i soldati americani a centinaia di migliaia. Si passa al 1967 e il pugile Muhammad Ali rifiuta la chiamata alle armi per il Vietnam, mentre vengono pubblicati album che resteranno nella storia, uno su tutti: Sgt Pepper’s dei Beatles, ma anche Are You Experience di Jimi Hendrix, Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplaine, gli omonimi di Grateful Dead, Procol Harum e Doors e Their Satanic Majiesties Request dei Rolling Stones. Poi arriva il 1968, l’assassinio di Martin Luther King e i dischi A Saucerful of Secrets dei Pink Floyd, Astral Weeks di Van Morrison, l’album bianco dei Beatles e Beggar’s Banquet dei Rolling Stones. Il 1969 è l’anno del primo grande Festival Pop a Woodstock, con l’uomo che arriva sulla luna e David Bowie che risponde con Space Oddity, Frank Zappa fa uscire il suo capolavoro Hot Rats, i Who rispondono con la prima opera pop Tommy, i Jethro Tull con Stand Up e i King Crimson di In The Court danno il via a quello che verrà etichettato come Prog. Altri capolavori ci attendono per il 1970, ultimo anno celebrato dalla mostra e dal rispettivo volume. I Deep Purple di In Rock, Abraxas di Santana, Deja Vu di CSN&Y, John Barleycorn dei Traffic, Bitches Brew di Miles Davis e Bridge Over Troubled Water di Simon and Garfunkel. Particolarmente significativa la sezione dedicata ai Beatles, con esposti e messi a catalogo gli abiti utilizzati per la copertina di Sgt Pepper’s, mentre di Hendrix appare quello che resta della chitarra distrutta e bruciata al Festival di Monterey del 1967. Storia di musica e costume che si muove tra Londra e San Francisco, quindi Inghilterra e America, ma in Italia che succedeva? «Abbiamo potuto aggiungere poche cose italiane nella mostra e nessuna nel volume che rispecchia totalmente l’edizione originale – precisa Alberto Tonti – abbiamo ricordato l’arrivo di Jimi Hendrix al Piper di Milano per esempio, ben 50 anni orsono». «Oggi un libro così – continua Clara Tosi Pamphili – andrebbe inserito nelle scuole, perché di quel periodo i ragazzi di oggi conoscono poco o nulla, magari con una copertina leggera e non cartonata, come lo sono tutti i libri scolastici». E’ un dato di fatto, fa notare una persona del pubblico intervenuto alla presentazione, che i ragazzi di oggi vanno indietro con la memoria al massimo di cinque anni, così quella musica, che chi l’ha vissuta considera la migliore mai più realizzata, è totalmente ignorata dalle nuove generazioni. Però, avvisa una signora intervenuta: «Io che ho vissuto in quel periodo e andavo a Londra al negozio Biba per comprare qualche abito alla moda, per Natale ho ricevuto in regalo da mio figlio il volume Revolution».







































