Tra tutte le forme d’arte di questo mondo la musica è senza ombra di dubbio quella che riesce a dare un maggior spirito di aggregazione. Basta una chitarra sulla spiaggia per far sì che un gruppo di persone si trasformino d’incanto in un’unica entità. Ed a volte basta anche meno, basta un gruppo su Whatsapp.
Ieri siamo stati al concerto che Federico Poggipollini ha voluto fare per festeggiare i suoi (primi) 50 anni. A dire la verità al Locomotiv Club della “sua” Bologna più che un concerto è andato in scena un vero e proprio tributo alla musica ed ai legami che questa è in grado di creare.
La scintilla che ha fatto nascere questa serata è nata dalla pubblicazione, qualche settimana fa, di Città in fiamme, disco dei Tribal Noise, la prima band in cui Federico ha suonato (il basso) e con cui non si esibiva da ben 32 anni.
Dalla voglia di riproporre alcuni brani con questa band è venuto fuori un vero e proprio percorso della sua carriera che ha visto sul palco anche i Radio City, band dei fratelli De Luca (Andrea è uno degli autori, tra l’altro, di Bologna e piove), con cui Poggipollini ha militato sul finire degli anni ’80.
Ma l’apice della serata è stato raggiunto successivamente: aiutato dai Crumars, presenti in veste di resident band, per quasi due ore il palco è stato preso d’assalto dai più importanti musicisti di Bologna per una jam session che ha visto protagonisti i più grandi artisti della storia del rock: dai Rolling Stones ai Beatles, dai Clash a David Bowie, passando per i Police e Bob Marley.
E com’è avvenuto tutto questo? Semplice, con un gruppo su Whatsapp. «Io non ho fatto altro che mandare qualche messaggio ai miei amici invitandoli a fare qualcosa insieme – ha raccontato a margine della serata – loro han fatto tutto il resto, il merito è tutto loro. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni e di cui oggi ho avuto conferma è che la musica è la forma più potente di aggregazione e grazie ad essa riescono a venire fuori grandi cose».
Ma lo spettacolo nello spettacolo è che tutto è stato completamente improvvisato, anche se il suono era così preciso, impattante e chiaro che risulta quasi difficile crederlo. La bellezza di una serata simile è che alla fine tutto si riduce ad un gruppo di amici (estremanente talentuosi) che non han fatto altro che prendere una chitarra, salire sul palco e divertirsi.
Mettendo però in scena uno degli spettacoli più travolgenti che si possa realizzare.






































