Da ragazzina mi sarò chiesta almeno un milione di volte cosa ci fosse dentro al camerino di una rockstar. Poi, da quando ho iniziato questo lavoro, qualcosa mi è capitato di vedere, ma mai avrei immaginato di vedere il camerino di Bruce Springsteen, al Walter Kerr Theatre di New York. E’ stato lo stesso staff di Springsteen a postare qualche giorno fa su Instagram una foto (scattata peraltro da Danny Clinch) di Bruce in camerino con chitarra e bandiera americana sullo sfondo.
Il camerino di Bruce è scarno, un po’ angusto, direi essenziale. Non ci sono candele, incensi, cesti di frutta né mazzi di fiori, c’è però un potus che penzola da una mensola. C’è un divano di pelle nera, qualche cuscino, un coffe-table dove poggia una scatola di fazzoletti di carta. Ci sono due specchi, un filo di lucine che ne incornicia uno dei due, una foto di John Lennon (quella famosissima scattata da Bob Gruen con l’ex Beatle che indossa la maglietta con su scitto New York City) e una del mosaico Imagine, quello che si trova a Strawberry Fields, il giardino all’interno di Central Park dedicato a Lennon, proprio di fronte a dove abitava e dove è stato assassinato. E’ questo ciò che mi ha colpito di più del camerino di Bruce: le immagini di John Lennon, evidentemente una fonte di ispirazione molto importante per lui in questo spettacolo inconsueto.
Ma c’è anche un’altra fonte che ispira Springsteen ogni sera (oltre a Patti, ovviamente) ed è Martin Luther King , citato ogni sera nel corso dello show. Lo scorso 5 aprile, in occasione del 50° anniversario dell’uccisione di MLK, Bruce ha postato su Instagram un breve video in cui dichaira: “Il sogno ancora vive! Martin aveva questa bellissima citazione ‘L’arco dell’universo morale è lungo, ma si piega verso la giustizia’. Il mio di sogno è quello di vivere in un mondo dove quella giustizia si è realizzata“.
p.s. la foto in evidenza – tratta dal profilo Instagram ufficiale di Bruce Springsteen – è di Danny Clinch







































