L’anno prossimo l’Eurovision Song Contest si farà in Israele. Infatti l’edizione 2018 l’ha vinta, più o meno come previsto, Netta con Toy, canzone per niente eclatante che probabilmente sarà ricordata soltanto per il “gesto della gallina”. Del resto Eurovision è questo: tantissimo kitsch e canzoncine da quattro soldi. Sul palco, per dire, sono saliti l’Ed Sheeran dei poveri (Germania), la Jennifer Lopez dei poveri (Australia), l’Annie Lennox dei poveri (Regno Unito), il Justin Bieber dei poveri (Svezia), c’era persino il Rocco Hunt dei poveri (Repubblica Ceca). E la vincitrice è soltanto una brutta copia di Beth Ditto. Per la cronaca: Netta ha vinto totalizzando 529 punti, seconda si è piazzata la brava Eleni Foureira (nata in Albania, cresciuta in Grecia ma in gara per Cipro: ha raccolto 436 voti), terzo l’austriaco Cesar Sampson (342 voti), che ha proposto un brano soul senza infamia e senza lode.
L’Italia quest’anno era ben rappresentata dall’accoppiata Ermal Meta & Fabrizio Moro, tra i pochi a proporre una canzone che tocca un tema importante (reso ancora più attuale dall’ennesimo vile attentato che c’è stato proprio ieri sera a Parigi). Alla fine hanno ottenuto un onorevole quinto posto, che però fa un po’ rabbia per il modo in cui è stato raggiunto: “bocciati” dalle giurie delle singole nazioni, le cui scelte spesso sono apparse imbarazzanti (Ermal e Fabrizio sono risultati soltanto diciassettesimi, con un gruzzoletto di soli 59 voti), “promossi” quasi a pieni voti dalla giuria popolare attraverso il televoto: terzi, con ben 249 voti (alla fine quelli totali sono stati 308).
Diciamo che va bene così, in fin dei conti come abbiamo detto è un grande baraccone kitsch. Però continuare a vedere certi “giochini” da parte delle giurie è poco eclatante. Ma l’Eurovision Song Contest è questo. Prendere o lasciare!







































