La stanza delle meraviglie

Due bambini alla ricerca parallela di un genitore, un regista alla ricerca parallela di due film

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La stanza delle meraviglie
di Todd Haynes con Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith, Tom Noonan, Michelle Williams, Amy Hargreaves.

Voto: nobile e noioso

Negli anni Venti una ragazzina sordomuta che colleziona ritagli su un’attrice esce di nascosto da una villa  dei sobborghi e si addentra in una New York da film in bianco e nero. Cinquanta anni dopo un ragazzino orfano di madre e reso temporaneamente sordo da un fulmine scappa dall’ospedale e si addentra una New York da film anni Settanta. Le due storie sono vissute in parallelo, accompagnate dalla sordità che le rende due film parzialmente muti a montaggio alternato e dove l’obiettivo finale è quasi uguale: raggiungere nel primo film (in bianco e nero) una madre attrice e nel secondo (a colori anni Settanta) un padre di cui si hanno vaghi indizi. Il percorso comune dei due bambini (o dei due film) conduce il secondo protagonista a una Stanza delle meraviglie da cui arriva un reperto del primo. Un esercizio di acrobazia stilistica non sempre fluido. Come sempre nei film di Todd Haynes (Lontano dal paradiso, Io non sono qui, Velvet Goldmine) c’è una narrazione che è anche ripercorrere un modo di fare cinema, la memoria di un’epoca e lo stupore della scoperta. Questa volta Haynes si appoggia a un libro di Brian Selznick, che è anche l’autore di Hugo Cabret. Avrete intuito che l’effetto che La stanza delle meraviglie cerca è quello di una macchina del tempo che dovrebbe spostare lo spettatore nella fantasia e nella storia del cinema. Non succede. Il risultato purtroppo  è molto vicino all’obiettivo finale del percorso dei bambini: le meraviglie di un museo. Compreso il nobilissimo tedio  che in un’operazione del genere potrebbe avvolgere lo spettatore…

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