Paola Rossato «Canto per sentirmi vera»

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Una delle “nuove voci” di questo 2018 è sicuramente quella di Paola Rossato, che negli anni si è saputa distinguere nella scena cantautoriale italiana vincendo diversi premi e che ha da poco pubblicato il suo primo disco, Facile, che l’ha fatta arrivare nella cinquina finale del Premio Tenco nella categoria Miglior Opera Prima. L’abbiamo raggiunta e ci siamo fatti raccontare il suo progetto.

Cos’è Facile?
Facile è un disco che arriva dopo una lunga gavetta musicale costituita da studio ed esperienza. Nasce dall’esigenza di intraprendere un percorso musicale ben preciso, che è quello di cantautrice. E’ il mio primo disco ed ho raccolto i 13 brani che ritenevo più significati tra tutti quelli che ho scritto in questi anni; sono canzoni anche molto diverse da loro perché ci sono sia brani impegnati, se possiamo definirli in questo modo, sia brani più leggeri. Mi piace dire che contiene vari aspetti sia della mia personalità che del mio modo di filtrare la realtà.

In questo disco c’è un messagio di cui vuoi parlare?
Guarda, nell’affrontare questo lavoro non mi sono data un obiettivo ben preciso, sono andata molto a braccio. E’ un processo che seguo anche quando scrivo le canzoni: di solito non mi pongo degli obiettivi a priori, prendo la chitarra e scrivo. La canzone nasce in maniera diretta, testo e musica nascono insieme. Una cosa che mi dicono e che mi piace che venga riconosciuta è l’idea della verità. Provo a spiegarmi: quando canto o quando scrivo le canzoni, quando esprimo un concetto io sono molto vera, non sono canzoni costruite a tavolino, non sono costruite per stupire. Tra tutti i miei brani però uno di essi ha in realtà ha un messaggio, ed è un messaggio chiaro, a cui tengo moltissimo: Non dormo è una denuncia molto poco velata al mondo del lavoro ed a tutte le pressioni che vengono messe in atto nei confronti dei dipendenti facendo leva sulla carenza di lavoro.

Ascoltando Facile ho notato una forte predominanza dei testi. Quanto sono importanti le parole nelle tue canzoni?
Guarda, sono logorroica di mio, perciò è normale che io utilizzi molto le parole (ride). Scherzi a parte credo che la mente tenda ad assorbire le informazioni che in qualche modo le hai dato. Io amo moltissimo i cantautori della vecchia scuola, mi piace leggere e quindi probabilmente la mia mente ha assorbito tutto e, in un modo quasi automatico, fa un “frullato” di tutte le parole, della frasi, dei concetti che ha ricevuto negli anni e poi le ripropone, ad esempio, quando scrivo una canzone.
In Facile però sono successe delle cose carine: prendi E’ ancora casa, la canzone si riferisce ad un esproprio che ho vissuto, diciamo, in seconda persona. T26i spiego, io sono stata accompagnata a visitare una casa che sarebbe stata messa all’asta. Ero con l’ufficiale giudiziario e c’era questa signora, che ancora per poco sarebbe stata proprietaria della casa, ricordo che ci ha aperto la porta e si è ritirata in fondo al giardino con il cagnolino perché non voleva che disturbasse. E questa cosa mi ha veramente colpito moltissimo. Ma la cosa curiosa è che quando sono arrivata davanti a quella casa ho “sentito” la frase «Chiedete permesso e togliete il cappello». L’ho scritta immediatamente. Ricordo che mentre visitavo la casa sentivo di aver subito una sorta di violenza, anche se in seconda persona. E’ stato pazzesco.

Riprendo una parola che mi hai detto prima: gavetta. Credo che in questi ultimi anni si sia un po’ “esaurito l’effetto talent” e che stiano tornando ad emergere artisti che nella gavetta hanno costruito una carriera. Tu che di gavetta ne hai fatta ti ritrovi in questo pensiero?
Assolutamente si. Ma alla fine credo che si veda la differenza tra chi ha un’esperienza alle spalle e chi non ce l’ha. La gavetta è fondamentale perché ti prepara a qualunque situazione. Impari a gestire mille situazioni ed a far fronte a tutto quello che ti capita. Il mestiere alla fine si vede. E mi sento di dire che è importante fare qualunque cosa, il piano bar, l’orchestra di liscio, qualunque cosa. Così come è fondamentale ascoltare, informarsi e studiare. Alla lunga tutto questo si vede. Vedi l’energia che chi ha fatto della gavetta ci mette sul palco, vedi il loro sacrificio, vedi tutto.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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